“Ma Pelagge? Ma Pelagge?” balbettava La Bravetta, a cui il fantasma della moglie irata dava già uno sbigottimento immenso.

“E tu dijie ca lu porche te se l'hanne arrubbate,” fece il biondo Ciávola, con un vivo gesto d'impazienza.

La Bravetta inorridì.

“E coma facce a riì a la case nghe sa nutizie? [pg!271] Pelagge nen me crede; me cacce, me mene.... Vu nen le sapete chi è Pelagge?”

“Uh, Pelagge! Uh, uh, Donna Pelagge!” squittirono in coro motteggiando i due insidiatori. E il Ristabilito, subito, imitando la voce piagnucolosa di Peppe e la voce acuta e stridula della donna, rappresentò una scena di commedia in cui Peppe era garrito e sculacciato come un bamboletto.

Ciávola rideva sgambettando in torno al porco, senza potersi reggere. Il beffato, preso da un violento impeto di sternuti, agitava le braccia verso l'atto, volendo forse interrompere. Al frastuono i vetri della finestra tremavano. I fuochi dell'occaso percotevano i tre diversi volti umani.

Come il Ristabilito tacque, Ciávola disse:

“'Mbè, jamocénne!”

“Se vulete cenà nghe me...,” offerse, a bocca stretta, Mastro Peppe.

“No, no, bello mio,” interruppe Ciávola, volgendosi verso l'uscio. “Tu súghete Pelagge e sálate lu porche.”