“Tre carline?” gridò l'altro, rifiutandoli. “Tre carline? Ma ce ne vo' pe' lu mene diece.”
A sentir questo il marito di Pelagia ebbe quasi uno sbigottimento.
“Come? Pe' na fatture, diece carline?”, balbettò egli cercandosi con le dita tremule nella tasca. “Ècchetene otte. Nen ne tenghe chiù.”
Disse il Ristabilito, secco:
“Va bbone. Quelle che posse fa' facce. Viene pure tu, Cià?”
I due compagni s'incamminarono verso Pescara, di buon passo, pe 'l sentiero delli alberi, l'uno innanzi, l'altro dietro. E Ciávola picchiava de' gran colpi di pugno su la schiena del Ristabilito, per dimostrare la sua allegrezza. Come essi giunsero al paese, si recarono nella bottega di un tal Don Daniele Pacentro speziale con cui erano in familiarità; ed ivi comperarono certi aròmati e droghe, [pg!283] facendone quindi comporre pallottole a guisa di pillole grosse come noci, ben coperte di zucchero, sciloppate e cotte. Subito che lo speziale ebbe compiuta l'operazione, Biagio Quaglia (il quale nel frattempo era stato assente) tornò con una carta piena d'escrementi secchi di cane; e di quelli escrementi volle che lo speziale componesse due belle pillole, in tutto simili alle altre per la forma, se non che confettate prima in áloe e poi coperte leggermente di zucchero. Così lo speziale fece; e, perchè queste dalle altre si riconoscessero, vi mise, per consiglio del Ristabilito, un piccolo segno.
I due ciurmadori ripresero la via della campagna, e furono alla casa di Mastro Peppe in su l'ora di mezzodì. Mastro Peppe stava con molto affanno aspettando. A pena vide sbucare di tra le alberelle il corpo lungo e sottile di Ciávola, gridò:
“'Mbé?”
“Tutte è all'ordene,” rispose in suon di trionfo il Ristabilito, mostrando il cofano delle confetture incantate. “Mo tu, già che ogge è la viggilie de Sant'Andonie e li cafune fanne feste, arhunisce tutte quante all'are per dajie a beve. Tu hi da tené na certe butticelle de Montepulciane. Mitte mane a quelle pe' ogge! E quande tutte stanne [pg!284] bene arhunite, penze i' a fa' e a dice tutte quelle che s'ha da fa' e s'ha da di'.”