Gialluca, atterrito, invocò san Rocco che guarisce le piaghe. Promise dieci libbre di cera, venti libbre. Egli s'inginocchiava in mezzo al ponte, tendeva le braccia verso il cielo, faceva i voti con un gesto solenne, nominava il padre, la madre, la moglie, i figliuoli. D'in torno, i compagni si facevano il segno della croce, gravemente, ad ogni invocazione.

Ferrante La Selvi, che sentì giungere un gran colpo di vento, gridò con la voce rauca un comando, in mezzo al romorío del mare. Il trabaccolo si piegò tutto sopra un fianco. Massacese, i Talamonte, Cirù si gittarono alla manovra. Nazareno strisciò lungo un albero. Le vele in un momento furono ammainate: rimasero i due fiocchi. E il trabaccolo, barcollando da banda a banda, si mise a correre a precipizio su la cima dei flutti.

“Sante Rocche! Sante Rocche!” gridava con più fervore Gialluca, eccitato anche dal tumulto [pg!296] circostante, curvo su le ginocchia e su le mani per resistere al rullío.

Di tratto in tratto un'ondata più forte si rovesciava su la prua: l'acqua salsa invadeva il ponte da un capo all'altro.

“Va a basse!” gridò Ferrante a Gialluca.

Gialluca discese nella stiva. Egli sentiva un calore molesto e un'aridezza per tutta la pelle; e la paura del male gli chiudeva lo stomaco. Là sotto, nella luce fievole, le forme delle cose assumevano apparenze singolari. Si udivano i colpi profondi del flutto contro i fianchi del naviglio e li scricchiolii di tutta quanta la compagine.

Dopo mezz'ora, Gialluca riapparve su 'l ponte, smorto come se uscisse da un sepolcro. Egli amava meglio stare all'aperto, esporsi all'ondata, vedere li uomini, respirare il vento.

Ferrante, sorpreso da quel pallore, gli domandò:

“E mo' che tieni?”

Li altri marinai, dai loro posti, si misero a discutere i rimedi; ad alta voce, quasi gridando, per superare il fragore della burrasca. Si animavano. Ciascuno aveva un metodo suo. Ragionavano con sicurezza di dottori. Dimenticavano il pericolo, nella disputa. Massacese aveva visto, due anni avanti, [pg!297] un vero medico operare su 'l fianco di Giovanni Margadonna, in un caso simile. Il medico tagliò, poi strofinò con pezzi di legno intinti in un liquido fumante, bruciò così la piaga. Levò con una specie di cucchiaio la carne arsa che somigliava fondiglio di caffè. E Margadonna fu salvo.