L'infermo ora pareva preso da uno stupidimento cupo. Teneva li occhi fissi su 'l coltello, senza dire niente, con la bocca semiaperta, con le mani penzoloni lungo i fianchi, come un idiota.
Cirù lo fece sedere, gli tolse la fasciatura, mettendo con le labbra quei suoni istintivi che indicano il ribrezzo. Un momento, tutti si chinarono su la piaga, in silenzio, a guardare. Massacese disse:
“Cusì e cusì,” indicando con la punta del coltello la direzione dei tagli.
Allora, d'un tratto, Gialluca ruppe in un gran pianto. Tutto il suo corpo veniva scosso dai singhiozzi.
“Curagge! Curagge!” gli ripetevano i marinai, prendendolo per le braccia.
Massacese incominciò l'opera. Al primo contatto della lama, Gialluca gittò un urlo; poi, stringendo i denti, metteva quasi un muggito soffocato.
Massacese tagliava lentamente, ma con sicurezza; tenendo fuori la punta della lingua, per una [pg!300] abitudine ch'egli aveva nel condur le cose con attenzione. Come il trabaccolo barcollava, il taglio riusciva ineguale; il coltello ora penetrava più, ora meno. Un colpo di mare fece affondare la lama dentro i tessuti sani. Gialluca gittò un altro urlo, dibattendosi, tutto sanguinante, come una bestia tra le mani dei beccai. Egli non voleva più sottomettersi.
“No, no, no!”
“Vien' a qua! Vien' a qua!” gli gridava Massacese, dietro, volendo seguitare la sua opera perchè temeva che il taglio interrotto fosse più pericoloso.
Il mare, ancora grosso, romoreggiava in torno, senza fine. Nuvole in forma di trombe sorgevano dall'ultimo termine ed abbracciavano il cielo deserto d'uccelli. Oramai, in mezzo a quel frastuono, sotto quella luce, una eccitazione singolare prendeva quelli uomini. Involontariamente, essi, nel lottare col ferito per tenerlo fermo, s'adiravano.