“L'avéme pirdute a mare, 'n mezz'a lu furtunale. Dicétele a la mamme.”

Alcune esclamazioni allora sorsero dal trabaccolo delli asinelli; poi li addii.

“Addio! Addio! A Piscare! A Piscare!”

E allontanandosi le ciurme ripresero la canzone, sotto la luna. [pg!309]

[LA GUERRA DEL PONTE. CAPITOLO DI CRONACA PESCARESE.]

Verso gl'idi d'agosto (per tutte le campagne il grano lavato si asciugava felicemente al sole), Antonio Mengarino, un vecchio agricoltore pieno di probità e di saggezza, stando nel Consiglio del Comune a giudicare sulle cose pubbliche, come udì taluni consiglieri cittadini discorrere a voce bassa del cholèra che in qualche provincia d'Italia andavasi ampliando e udì altri proporre ordini a conservazion della salute ed altri esporre timori, si fece innanzi con un'aria tra di incredulità e di curiosità ad ascoltare.

Erano con lui nel Consiglio, agricoltori, Giulio Citrullo della pianura e Achille di Russo dei colli; e il vecchio, mentre ascoltava, volgevasi di tratto in tratto a quei due con cenni delle palpebre e [pg!310] delle labbra come per avvertirli dell'inganno ch'egli credeva si celasse nelle parole dei consiglieri signori e del sindaco.

Finalmente, non più potendo trattenersi, disse, con la sicurtà di un uomo che sa e vede molto:

“'Mbè, levàme ssti chiacchiere in tra di nu áutre. Le vuleme fa' veni nu poche de culere, u ne le vuleme fa' veni? Dicémecele 'n segrete, mo.”

A queste inaspettate parole, tutti i consiglieri furono da prima presi dalla meraviglia, e quindi dal riso.