Così il fermento cresceva. Li agricoltori al mercato di Pescara nulla compravano, nè portavano mercanzia in traffico. I fichi dalli alberi, giunti a maturità, cadevano e si corrompevano su 'l suolo. I grappoli rimanevano intatti fra i pampini. I ladroneggi notturni più non seguivano, poichè i ladri temevano di cogliere frutti attossicati. Il sale, l'unica merce presa nelle botteghe della città, era prima offerto ai cani e ai gatti, per esperimento.

Giunse quindi un giorno la novella che a Napoli i cristiani morivano in gran numero. E al nome di Napoli, di quel gran reame lontano dove Ggiuanne senza pahure un dì trovò fortuna, le immaginazioni si accendevano.

Sopravvennero le vendemmie. Ma, come i mercanti di Lombardia compravano le uve nostrali e le portavano nei paesi del settentrione per trarne vini artifiziosi, la letizia del rinato mosto fu scarsa e poco le gambe dei vendemmiatori si esercitarono a danzare nel tino e poco si esercitarono al canto la bocche femminili.

Ma, quando tutte le opere della raccolta furono terminate e tutti li alberi furono spogliati dei loro [pg!314] frutti, cominciarono i timori e i sospetti a dileguarsi; poichè oramai eran diminuite pe' i Governanti le opportunità di spargere il veleno.

Grandi piogge beneficatrici caddero su le campagne. Il terreno ora, nutrito d'acqua, andavasi temperando pe 'l lavoro dell'aratro e per la seminazione, co 'l favore dei dolci soli autunnali; e la luna ne 'l primo quarto influiva su la virtù dei semi.

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Una mattina, per tutto il territorio si sparse d'improvviso la voce che a Villareale, presso le querci di Don Settimio, su la riva destra del fiume, tre femmine erano morte dopo aver mangiato in comune una minestra di pasta comprata; nella città. L'indignazione irruppe da tutti li animi; e con maggior veemenza, poichè tutti oramai s'erano pacificati in una securtà fiduciosa.

“Ah, va bbone; lu fije de Sciore nen ci ha vulute arnunzià a li ducato.... Ma a nu nen ce po fa' niente mo, pecché frutte nen ce ne sta, e a Pescare nen ci jeme.”

“Lu fije de Sciore joca na mala carte.”

“A nu ce vo fa' muri? 'Mbè, esse ha sbajate lu tombe, povere Sciurione....”