Costui si avvicinò ai contendenti. Teneva la mano rotta lungo il fianco, e con l'altra mano si apriva il passo.

Disse semplicemente:

“Lu poste è lu mi'.”

E porse la spalla sinistra a sorreggere il patrono. Egli soffocava il dolore stringendo i denti, con una volontà feroce.

Mattalà gli chiese:

“Tu che vuo' fa'?”

Egli rispose:

“Quelle che vo' sante Gunzelve.”

E, insieme con li altri, si mise a camminare. [pg!336]

La gente lo guardava passare, stupefatta.