Nell'interno le vie si sommersero; la casa di Donna Cristina ebbe la linea delle acque sino a metà della scala. Il fragore cresceva di continuo, mentre le campane sonavano a distesa. I forzati, dentro le carceri, urlavano.

Anna, credendo in qualche supremo castigo dell'Altissimo, ricorse alla salvezza delle preghiere. Il secondo giorno, come salì su la sommità della colombaia, non vide che acque e acque in torno sotto le nuvole, e scorse poi de' cavalli sbigottiti che galoppavano in furia su le troniere di San Vitale. Discese, stupida, con la mente sconvolta; e [pg!65] la persistenza del fragore e l'oscurità dell'aria le fecero smarrire ogni nozione del luogo e del tempo.

Quando l'alluvione cominciò a decrescere, la gente del contado entrò nella città per mezzo di scialuppe. Uomini, donne e fanciulli avevano su la faccia e nelli occhi una stupefazione dolorosa. Tutti narravano fatti tristi. E un bifolco dei Cappuccini venne alla casa Basile per annunziare che Don Zacchiele se n'era andato a marina. Il bifolco parlava semplicemente, narrando la morte. Disse che in vicinanza dei Cappuccini certe femmine avevano legato i figliuoli lattanti su la cima di un grande albero per salvarli dall'acqua e che i vortici avevano sradicato l'albero trascinandosi le cinque creature. Don Zacchiele stava su 'l tetto con altri cristiani in un mucchio compatto, urlando; e il tetto stava già per sommergersi; e cadaveri d'animali e rami rotti venivano già a urtare contro i disperati. Quando finalmente l'albero dei lattanti passò di là sopra, la violenza fu così terribile che dopo il passaggio non si vide più traccia di tetto nè di cristiani.

Anna ascoltò, senza piangere; e nella sua mente percossa, il racconto di quella morte, con quell'albero dei cinque bambini e con quelli uomini ammucchiati [pg!66] tutti sopra un tetto e con quei cadaveri di bestie che andavano a urtar contro, suscitò una specie di meraviglia superstiziosa simile a quella suscitatale un tempo da certe narrazioni del Vecchio Testamento. Ella salì con lentezza alla sua stanza, e cercò di raccogliersi. Il sole modesto splendeva su 'l davanzale; la testuggine in un angolo dormiva ricoverata sotto il suo scudo; un cinguettío di passeri veniva dalli émbrici. Tutte queste cose naturali, questa usuale tranquillità della vita circonstante, a poco a poco la rasserenarono. Dal fondo di quella momentanea calma della conscienza alfine sorse chiaro il dolore; ed ella chinò la testa su 'l petto, in un grande sconforto.

Allora quasi un rimorso le punse l'animo, il rimorso d'aver serbato contro Zacchiele quella specie di muto rancore per tanto tempo; e i ricordi a uno a uno vennero ad assalirla; e le virtù del defunto le rifulgevano ora nella memoria più religiosamente. Poichè l'onda del dolore cresceva, ella si alzò, andò verso il letto, vi si distese bocconi. E i suoi singhiozzi risonavano tra il cinguettío delli uccelli.

Dopo, quando le lacrime si arrestarono, la quiete della rassegnazione cominciò a discenderle nell'animo; ed ella pensò che tutte le cose della terra sono caduche, e che noi dobbiamo conformarci alla [pg!67] volontà del Signore. L'unzione di questo semplice atto d'abbandono le sparse su 'l cuore un'abbondanza di dolcezza. Ella si sentì libera da ogni inquietudine, e trovò il riposo in quell'umile e ferma confidenza. Da allora nella sua regola non fu che questa clausula: — La soprana volontà di Dio, sempre giusta, sempre adorabile, sia fatta in tutte le cose, sia lodata ed esaltata per tutta l'eternità. —

XII.

Così alla figlia di Luca fu aperta la vera strada del paradiso. E il giro del tempo per lei non fu determinato che dalle ricorrenze ecclesiastiche. Quando il fiume rientrò nell'alveo, uscirono per ordine consecutivo di giorni molte processioni nella città e nelle campagne. Ella le seguì tutte, insieme con il popolo, cantando il Te Deum. Le vigne in torno erano devastate; il terreno era molle e l'aria pregna di vapori biondi, singolarmente luminosa, come nelle primavere palustri.

Poi venne la festa d'Ognissanti; poi, la solennità dei Morti. Grandi messe furono celebrate in suffragio delle vittime dell'alluvione. Nel Natale Anna volle fare il presepe; comprò un bambino di cera, Maria, san Giuseppe, il bove, l'asino, i re Magi e [pg!68] i pastori. Accompagnata dalla figlia del sagrestano, ella andò per i fossati della via Salaria a cercare il musco. Sotto la vitrea serenità iemale i latifondi riposavano pingui di limo; la fattoria d'Albarosa si vedeva su 'l colle, tra li olivi; nessuna voce turbava il silenzio. Anna, come scorgeva il musco, si chinava e con un coltello tagliava la zolla. Al contatto delle fredde erbe le sue mani divenivano lievemente violacee. Di tratto in tratto, alla vista di una zolla più verde, le sfuggiva una esclamazione di contentezza. Quando il canestro fu pieno, ella sedette su 'l ciglio del fossato, con la fanciulla. I suoi occhi salirono pe 'l sentiero dell'oliveto, lentamente, e si fermarono alle mura bianche della fattoria che pareva un edifizio claustrale. Allora ella chinò la fronte, assalita da un pensiero. Poi d'un tratto si volse alla compagna. — Non aveva mai veduto macinare le olive? — E cominciò a figurar l'opera delle macine con molta prolissità di parole; e, come parlava, a poco a poco le salivano dall'animo altri ricordi, le venivano su la bocca spontaneamente a uno a uno, e le passavano nella voce con un piccolo tremito.

Quella fu l'ultima debolezza. Nell'aprile del 1858, poco dopo la Pasqua maggiore, ella infermò. Stette nel letto quasi durante un mese, tormentata dall'infiammazione [pg!69] pulmonare. Donna Cristina veniva la mattina e la sera nella stanza a visitarla. Una vecchia fantesca, che faceva pubblica professione d'assistere i malati, le somministrava i medicamenti. Poi la testuggine le rallegrò i giorni della convalescenza. E come l'animale era estenuato dal digiuno, ed era tutto aridamente pelloso, Anna vedendosi macilente, e sentendosi anch'essa affievolita, provava quella specie di appagamento interiore che noi proviamo, quando una stessa sofferenza ci accomuna alla persona diletta. Un tepore molle saliva dalli émbrici coperti di licheni, verso i convalescenti; dal cortile i galli cantavano; e una mattina due rondini entrarono d'improvviso, batterono l'ali in torno alla stanza e fuggirono.