Di queste usanze religiose Anna e Fra Mansueto parlavano, quando giunsero alla foce dell'Alento. L'alveo portava le acque di primavera tra le vitalbe non anche fiorenti. E il cappuccino disse della Madonna dell'Incoronata, dove per la festa di san Giovanni i devoti si cingono il capo di vitalbe, e nella notte vanno su 'l fiume Gizio a passar l'acqua con grandi allegrezze.
Anna si scalzò per guadare. Ella sentiva ora nell'animo un'immensa venerazione d'amore per tutte le cose, per li alberi, per le erbe, per li animali, per tutte le cose che quelle usanze cattoliche avevano santificato. E dal fondo della sua ignoranza e della sua semplicità l'instinto dell'idolatria insorgeva ora, per un fenomeno naturale, pienamente.
Alcuni mesi dopo il ritorno, scoppiò nel paese un'epidemia colerica; e la mortalità fu grande. Anna prestò le sue cure alli infermi poveri. Fra Mansueto morì. Anna n'ebbe molto dolore; e nel 1866, per la ricorrenza della festa, volle prendere congedo e rimpatriare per sempre, poichè vedeva in sogno tutte le notti san Tommaso che [pg!84] le comandava di partire. Ella prese la testuggine, le sue robe e i suoi risparmi; baciò le mani di Donna Cristina, piangendo; e partì questa volta sopra un carretto, insieme con due monache questuanti.
A Ortona ella abitò nella casa dello zio paralitico; dormì su un pagliericcio; non si cibò che di pane e di legumi. Dedicava tutte le ore del giorno alle pratiche della chiesa, con un fervore meraviglioso; e la sua mente vie più perdeva ogni altra facoltà che non fosse quella di contemplare i misteri cristiani, di adorare i simboli, d'imaginare il paradiso. Ella era tutta rapita nella carità divina, era tutta compresa di quella divina passione che i sacerdoti manifestano sempre con li stessi segni o con le stesse parole. Ella non comprendeva che quell'unico linguaggio; non aveva che quell'unico ricovero, tiepido e solenne, dove tutto il cuore le si dilatava in una pia securtà di pace, e li occhi le s'inumidivano in un'ineffabile soavità di lacrime.
Soffrì, per amor di Gesù, le miserie domestiche; fu dolce e sommessa; non mai profferì un lamento, un rimprovero, o una minaccia. Rosaria le sottrasse a poco a poco tutti i risparmi; e cominciò quindi a farle patire la fame, ad angariarla, a chiamarla con nomi disonesti, a perseguitarle la testuggine [pg!85] con insistenza feroce. Il vecchio paralitico omai non faceva che emettere una specie di mugolío rauco, aprendo la bocca entro cui la lingua tremava, e da cui colava in abbondanza la saliva continuamente. Un giorno, poichè la moglie avida beveva innanzi a lui un liquore e gli negava il bicchiere sfuggendo, egli si levò dalla sedia con uno sforzo, e si mise a camminare verso di lei: le gambe gli oscillavano, i piedi si posavano su 'l terreno con un'involontaria percussione ritmica. D'un tratto egli si accelerò, co 'l tronco inclinato in avanti, saltellando a piccoli passi incalzanti, come spinto da un impulso progressivo irresistibile, finchè cadde bocconi su l'orlo delle scale, fulminato....
XV.
Allora Anna, afflitta, prese la testuggine, e andò a chieder soccorso a Donna Veronica Monteferrante. Come la povera donna già nelli ultimi tempi faceva alcuni servizi pe 'l monastero, l'abadessa misericordiosa le diede l'ufficio di conversa.
Anna, se bene non aveva li ordini, vestì l'abito monacale: la tunica nera, il soggólo, la cuffia dalle ampie tese candide. Le parve, in quell'abito, di [pg!86] essere santificata. E, da prima, quando all'aria le tese le sbattevano in torno al capo con un fremito d'ali, ella trasaliva per un turbamento improvviso di tutto il suo sangue. E, da prima, quando le tese percosse dal sole le riflettevano nella faccia un vivo chiaror di neve, ella d'improvviso credevasi illuminata da un baleno mistico.
Con l'andar del tempo, queste allucinazioni, queste sensazioni illusorie a poco a poco aumentavano di frequenza, diventavano più gravi; palesavano nella divota la crescente decadenza dell'attività cerebrale, in specie della volontà e della ragione, e il predominio dell'attività spinale, di un'attività inordinata e involontaria che produceva fenomeni singolarissimi. Pareva che l'antica epilessia risorgesse ora in quel corpo esaurito, unendosi a un nuovo morbo e manifestandosi con forme più mirabilmente complesse, dopo il lungo intervallo. I disturbi di sensibilità avvenivano di preferenza nella vista, nell'udito e nell'olfatto. L'inferma era colpita a quando a quando da suoni angelici, da echi lontani d'organo, da romori e voci non percettibili alli orecchi altrui. Figure luminose le si presentavano dinanzi, nel buio. Odori la rapivano.
Così pe 'l monastero una specie di stupore e insieme d'inquietudine cominciò a diffondersi, come [pg!87] per la presenza di una qualche deità occulta, come per l'imminenza di un qualche avvenimento soprannaturale. Per cautela, la nuova conversa fu dispensata da ogni obbligo d'opere servili. Tutte le attitudini di lei, tutte le parole, tutti li sguardi furono osservati, comentati con superstizione. E alcuni eccezionali fatti morbosi in ultimo concorsero a formare la leggenda della santità.