Ella rispose, nel natural suono della sua voce:

“Alle dieci, con la congregazione del Sacramento.”

Quindi ancora tacquero. Dalla campagna giungeva il gracidare assiduo delle rane, giungevano a quando a quando li odori delle erbe. Nella tranquillità perfetta Rosa udì una specie di gorgoglio roco escir dal cadavere, e con un atto di orrore si levò dalla sedia, e fece per allontanarsi.

“Non abbiate paura, Rosa. Sono umori,” disse il cognato, tendendole la mano per rassicurarla.

Ella prese la mano, istintivamente; e la tenne, stando in piedi. Tendeva li orecchi per ascoltare, ma guardava altrove. I gorgoglíi si prolungavano dentro il ventre del morto, e parevano salire verso la bocca.

“Non è nulla, Rosa. Quietatevi,” soggiunse il cognato, accennandole di sedere sopra un cassone da nozze coperto d'un lungo cuscino a fiorami. Ella sedette, a canto a lui, tenendolo ancora [pg!99] per mano, nel turbamento. Come il cassone non era molto grande, i gomiti dei seduti si toccavano.

Il silenzio tornò. Un canto di trebbiatori sorse di fuori in lontananza.

“Fanno le trebbie di notte, al lume della luna,” disse la donna, volendo parlare per ingannar la paura o la stanchezza.

Emidio non aprì bocca. E la donna ritrasse la mano, poichè quel contatto ora cominciava a darle un senso vago d'inquietudine.

Ambedue ora erano occupati da uno stesso pensiero che li aveva colti d'improvviso; ambedue ora erano tenuti da uno stesso ricordo, da un ricordo di amori agresti nel tempo della pubertà.