Donna Laura, disperata per quella persecuzione, diede altre monete, senza volgersi. La lotta fu tra lo storpio e il gozzuto. Ambedue presero. Ma un povero epilettico idiota, che tutti opprimevano e dileggiavano, non ebbe nulla; e si mise a piagnucolare, leccandosi le lacrime e il moccio che gli colava dal naso, con un verso ridicolo:

“Ahu, ahu, ahuuu!”

III.

Donna Laura infine era giunta alla casa dei pioppi.

Ella si sentiva sfinita: le si offuscava la vista, le tempie le battevano forte, la lingua le ardeva; le gambe sotto le si piegavano. Dinanzi a lei, un cancello stava aperto. Ella entrò.

L'aia circolare era limitata da pioppi altissimi. Due delli alberi sostenevano un cumulo di paglia di fromento, tra mezzo a cui uscivano i rami fronzuti. Poichè in giro l'erba cresceva, due vacche falbe vi pascolavano pacificamente battendosi con la coda i fianchi nutriti; e tra le gambe a loro penzolavano le mammelle gonfie di latte, colorite come frutti succulenti. Molti arnesi di agricoltura stavano sparsi pe 'l suolo. Le cicale, in su li alberi, [pg!130] cantavano. Nel mezzo, tre o quattro cuccioli giocavano abbaiando verso le vacche o inseguendo le galline.

“O signora, che cerchi?” chiese un vecchio, uscendo dalla casa. “Vuoi passare?”

Il vecchio, calvo, con la barba rasa, teneva tutto il corpo in avanti su le gambe inarcate. Le sue membra erano deformate dalle rudi fatiche, dall'opera dell'arare che fa sorgere la spalla sinistra e torcere il busto, dall'opera del falciare che fa tenere le ginocchia discoste, dall'opera del potare che curva in due la persona, da tutte le opere lente e pazienti della coltivazione. Egli, dicendo l'ultima parola, accennava al fiume.

“Sì, sì,” rispose Donna Laura non sapendo che dire, non sapendo che fare, smarrita.

“Allora vieni. Ecco Luca che torna,” soggiunse il vecchio, volgendosi al fiume dove navigava a forza di pertiche una chiatta carica di pecore.