Sconfitto dalla brevità dell'interlocutore, il vinattiere una seconda volta ammutolì. Udivasi la masticazione lenta ed elaborata di Turlendana tra l'inferior clamore dei bevitori.
Dopo un poco, Verdura riaprì la bocca.
“Il camello in che siti nasce? Quelle, due gobbe sono naturali? Una bestia così grande e forte come può essere mai addomesticata?”
Turlendana lasciava parlare, senza rimuoversi.
“Il vostro nome, signor forestiere?” [pg!221]
L'interrogato sollevò il capo dal piatto; e rispose, semplicemente:
“Io mi chiamo Turlendana.”
“Che?”
“Turlendana.”
“Ah!”