Narrano le cronache della prima guerra santa che, furono fatte canzoni ridicole sul cappellano della corte di Riccardo duca di Normandia e le due nipoti di questo, Berengaria regina e la figlia d’Isacco, che avea condotte seco in Oriente.
«Guglielmo duca del Poitù celebrò le deplorabili sue avventure in Asia co’ versi ispirati dal genio dell’allegro sapere.» — Dopo la presa di Tolemaida, cantaronsi nell’esercito cristiano versi satirici composti da Riccardo contro il duca di Borgogna, il quale avendo pure la poetica vena, rispose con una canzone vituperando le donne reali che accompagnavano il normanno[67].
L’orso atterato da Goffredo nei boschi della Cilicia, e il cinghiale combattuto nelle montagne di Giudea dal Cuor di Leone, formarono oggetto di popolari canzoni, come la morte di Alberone, i funerali di Ruggieri d’Antiochia, e la presa di Tolemaida. — Così nelle aggressioni portate dai cavalieri della croce e nel brigantaggio esercitato sulle caravane del Cairo[68], come nelle miserie dello assedio d’Antiochia, i guerrieri e le Amazzoni dalle gambe d’oro, scioglievano canzoni nutrite dagli allegri banchetti che la bianca carne del camello loro imbandiva.
Le cronache arabe di que’ tempi ci fanno quasi echeggiare i canti lascivi delle donne musulmane addestrate alla danza e ricreanti i sultani e gli emiri, passando ai principi crociati, i quali poscia traeanle a cantare e danzare anche nelle loro corti europee[69].
Tanto poteano il capriccio ed il lusso; comecchè dell’arabo commercio non fosse già satolla l’Europa, la quale mentre riversavasi fra i musulmani, era invasa alla sua volta da questi.
Dall’8.º al 12.º secolo i Saraceni erano in Sicilia, nell’Italia meridionale, nelle sue isole, nel Piemonte e Savoja, nella Svizzera, quà e là per la Francia; e la Spagna era divenuta araba provincia[70]. Ma verità storica vuol che si accenni, che meglio de’ cristiani in Oriente, gli Arabi giovarono in Europa. Da quello splendido abbassida Aron-Rascid, che fu contemporaneo ed amico di Carlo Magno, rifiorirono nelle Spagne la poesia, la musica, l’archittetura, il disegno, le storie e le scienze tutte che in Europa poteano dirsi perdute, finchè gli ultimi suoi successori fecero nel Cid (1090) rinascere le virtù dell’eroismo, e l’onore cavalleresco che influì tanto sugl’animi degli Spagnuoli.
E specialmente nel terzo periodo dell’araba coltura, troviam fra gli studj prediletta la musica; nuove cantiche ispiratrici dissuggellano la filosofia recondita del Corano; e perfino la poesia ebraica del medio evo concorre in Ispagna, e avvigorisce collo studio dell’araba sapienza, mentre di certa sua oriental vaghezza si riconforta[71].
Nella terza crociata in cui i Latini e i Musulmani rimasero per tanto tempo a fronte gli uni degli altri, i guerrieri cristiani fecero spesso mostra davanti ai loro nemici delle pompe, delle solennità e delle feste militari d’Europa e rallegrate sempre coi canti. — Nella crociata di Federigo II, il sultano d’Egitto e l’Imperator d’Alemagna gareggiavano di scienza e di poesia e scambievolmente cantavano i proprj versi.
«Ne già cadde mai in disuso la costumanza di cantare nelle crociate ove trovavansi i Francesi.»
Il re di Navarra, che ne’ suoi versi aveva predicata la spedizione di cui era capo, fu seguitato in Palestina da grande numero di cavalieri, trovatori com’esso. Alcune delle canzoni composte nella crociata ci furono tramandate. Vi è in generale un sentimento di tristezza e di malinconia, onde è fatto manifesto che quei canti erano meglio atti a consolare che a divertire i pellegrini. Alcuni compagni di Tebaldo reputato fra i migliori trovatori, che cantò i suoi profani amori con la regina Bianca, e le lamentazioni di Gerusalemme, caduti in mano de’ Musulmani alla battaglia di Gaza, cantavano nelle prigioni del Cairo, la Francia: Il bel paese ch’era lor sì caro.