La ragione d’un sì triste destino fu trovata nella impossibilità di tessere la storia di tutti questi uccelli del paradiso dai canti melodiosi.

La fama che sovviene alla storia, negli andati tempi stentava è vero a farsi strada nel mondo, più che adesso non le avvenga, ed una volta, era soltanto lo straordinario valore che le apriva le vie. Ma in oggi all’estremo opposto siamo forse ricaduti. La sconfinata pubblicità la rende forse per eccesso più debole e fugace.

La riputazione de’ cantori s’appoggia specialmente al Giornalismo: ed in vero, anche quello musicale e teatrale non è rimasto in dietro, chè lo vediamo servire talvolta alla storia ed alla estetica dell’arte, alle corrispondenze, alle critiche, alle biografie, alla statistica, alla rassegna, al movimento artistico in generale, ed alle cronache in particolare.

Ma dura la fama affidata a quelle effemeridi? E valgono queste a caratterizzare veramente gli artisti, a svelarne la diversa natura e la intimità della loro artistica vita?

La sentenza del Farinelli non è che troppo vera. Come trasmettere alla posterità, colla fredda parola una inflessione di voce, un guardo, un gesto, una pausa, quelle mille ombreggiature dell’arte e della bellezza, che caratterizzano lo stile d’un grande cantore? Come potrebbesi tener conto delle qualità misteriose de’ timbri e de’ tessuti vocali, dei secreti della emissione, della acquistata o scemata potenza, delle varie forme introdotte, delle rivoluzioni promosse o compiute?

Come infatti enumerare tutti gli astri, e spiegar l’armonia de’ loro canti; penetrare i capricci e i bagliori delle loro luci, pesarne il loro calore?

Scrisse adunque il destino sulla piega del loro tramonto: nomen et cineres una cum vanitate sepulta!

Di tanto fiera sentenza parvemi di ravvisare forse un solo compenso: un’ombra di ereditaria perpetuazione.

Mentre infatti veggonsi generalmente in ogni scienza ed arte, i figli ed i nomi tralignare dal valor e dalla fama de’ maggiori, nell’arte del canto e della musica, perocchè debba in essa dominare l’istinto, la bella disposizione più facilmente trasfondesi, e veggonsi rinnovate per discendenza tante belle riputazioni.

Il genio del canto in tante famiglie passò di generazione in generazione, e se non trovò da propagarsi tra nipoti, sembrò talvolta che perfino ai nomi soli abbia voluto conservare i suoi favori.