NOTE:

[1]. Ediz. G. Ricordi.

[2]. — Questo si riferisce ad alcuni curiosi dettagli della Storia musicale. Ne’ secoli undici, dodici e tredici, non si studiava la musica fuorchè col soccorso della voce. Gli allievi destinati specialmente al canto, erano, in questo studio, diretti dallo stesso maestro, che loro avea appreso il solfeggio.

Talvolta, e per isfuggire alle difficoltà che nella nomenclatura delle note presentava il sistema delle Mutazioni, allora in vigore, al nome delle note si sostituiva una vocale. Da questo modo impiegato per caso, nacque l’uso, ora sì comune, d’insegnare indistintamente col mezzo del vocalizzo, e la musica e il canto speciale. L’odierno sistema non sembra a prima vista che la continuazione dell’antico; eppure l’applicazione ne è essenzialmente diversa. Allora nell’insegnamento del solfeggio il maestro con attente precauzioni preveniva tutte le viziose abitudini che avrebbero potuto nuocere ai futuri studj del cantante. Egli lo invigilava nella emissione della voce, nell’articolazione del nome delle note, nel modo di respirare; lo rendeva famigliare ad un sentimento puro e corretto della musica, ecc. In seguito si applicava, col mezzo di esercizj speciali e vocalizzati, allo sviluppo completo di tutte le qualità della voce; e si avea ricorso alla messa di voce, al portamento, al trillo, al gruppetto, alle smorzature, ecc. Adesso lo studio della musica e quello del canto non sono più affidati ad uno stesso maestro, e il primo è spesso il preparamento incompleto o vizioso del secondo. Inoltre, scomparse ora interamente le difficoltà dell’antica nomenclatura, nulla avvi che ci costringa a sopprimere i nomi delle note ed a privarsi per tal modo del mezzo il più efficace di istruirsi nella lettura musicale. Finalmente il vocalizzo, usato come unico esercizio per lo studio delle difficoltà materiali del canto, presenta degli inconvenienti che ci poniamo a sviluppare. — (Prefazione al metodo di Emanuele Garcia).

Anche il maestro Carelli, nel recente suo metodo, segue in gran parte le osservazioni del Garcia, sugli inconvenienti da lui suaccennati quando, avendo posto esso Carelli per base della educazione vocale il colpo di glottide, mostra la fallacia dell’insegnamento che comincia dalla scala tenuta e dalla messa di voce. Mostra dannoso lo studio, che si fa col solfeggio cantato, e col vocalizzo. Egli separa, con sistema logico, lo studio di un processo da quello di un altro, prescrivendo esercizj speciali per l’intonazione per posar la voce, svilupparla, unire i registri, variare il timbro (colore). Quando poi l’allievo si è reso padrone del suo organo, lo consiglia a studiare il solfeggio vocalizzato, per passare al sillabato, come istradamento alla unificazione della parola col canto.

[3]. Vedi Dizion. Mus. di Rousseau. — Voix.

[4]. Metodo pubblicato intorno al 1840 col nome di Lablache, ritenuto non suo. — Douze leçons de Chant moderne di Rubini.

[5]. Cattaneo Eustachio, Frusta musicale, 1856.

[6]. P. Parisini, Bologna. R. Stabilimento Felsineo L. Trebbi, 1870. Principj elementari di Musica.

[7]. Tradotto in Venezia da Luigi Rossi e Pietro Tonassi.