Fremiti, monologhi, astrazioni incomprensibili; se spunta qualche cosa di bello, lo si dice melodico all’italiana, e presto sia spento. Gli effetti volgari si fuggano studiatamente.
Bando ai molli riposi che seguono alla voluttà della allegria; bando alle cadenze, alle toniche finali; che gl’italiani imparino a tenere il filo drammatico e musicale, lungo, continuo nel labirinto indefinito.
Per la comprensione, concorrino la volontà, la pazienza, le tradizioni, l’imaginazione, la lunga pratica, gli studj indefessi; chè l’arte è res profunda!...
Ecco i seguaci: «i Wagneriani hanno lunghi i capegli, scarmigliati molto, la barba lunga, prolissa, incolta, le unghie lunghe ed anche incolte» come i cadaveri viventi del Vascello Fantasma uscito dalla strana imaginazione del loro maestro.
Che questa roba produca soavità, e formi la bellezza di canto per gl’italiani?!
Edoardo Scurè, profondo analizzatore di un tal sistema, lo vede come una fantasmagoria, e fa di Wagner, in fin de’ conti, un visionario.
Eberle, direttore dei Maestri cantori di Wagner, vi s’immedesima ed impazzisce[86]!
Il pubblico italiano non senta più, e finalmente rifletta! Da quell’abbujato trarrà la luce dell’avvenire; da quelle visioni la riforma; in quelle frementi a melanconiche declamazioni troverà la bellezza del suo canto!
Oh! venga a togliermi il genio di Rossini dall’incubo tremendo.
Venga pur egli, che, a detta de’ pedanti non ne sapea di contrappunto: ei che non ebbe il genio di Janacconi, nè i miracoli di pazienza di Ballabene, Giansetti, Soriano, del contemporaneo Raimondi, pur abili imitatori degli alemanni. Venga egli che era soltanto il gran colorista degli strumenti umani. Venga colla sua prima Grande Cantata del 1808, Il Pianto dell’Armonia, poi tramutata in scena delle tenebre nel Nuovo Mosè, tipo di grande concerto; venga colla ultima sua Petit Messe — dove al sentimento religioso di Pergolese, alla castità di Palestrina, egli anima d’un soffio ispiratore potente le vecchie e gelate convenzioni scolastiche del secolo XVI, apparecchia sorgente feconda di nuovo e di bello, raggiungendo effetti insoliti e prepotenti, che commuovono, esaltano, e fanno sclamare: Ecce Deus! —