Tale Brams Giovanni, che in quella dei grandi elegiaci musicali alemanni incrementa vieppiù le ricchezze degli Oratorj.
Vatroslay Lisinski, morto nel 1854, faceasi custode del Canzoniere polacco: e Moniuszko, morto a Varsavia, 1872, delle Operette popolari.
Vedemmo retro, a pag. 85, d’alcuni distinti compositori Ungheresi.
Prock Enrico, viennese, successore al Salvi a quel teatro e alla cappella imperiale, aumentò di duecento Lieder il canzoniere alemanno.
Fètis padre fu tale nel Belgio, non parimenti felice nelle Operette di cui volea mostrarsi fecondo.
Offemback più grazioso e leggiero nelle cantilene delle Operette, che in oggi la politica, sotto color di tutela al classicismo della grande composizione ora in andazzo, proscrisse dai grandi centri, i quali poi fuori dal naturale vanno cercando armonia.
Hervè suo imitatore, non incorse nello strano ostracismo, forse perchè nell’epoca appunto di queste aberazioni governative veniva a morire in Londra (1871).
Più fervido ancora dell’Offemback, il Suppè, nato però in riva all’Adriatico; ma tale che anche allorquando affetta i ritmi tedeschi, ha uno spiccato sapore di melodia italiana.
E parecchi principi delle medesime studiose terre franco-alemanne, quali, il Paniatowski e Giorgio d’Annover, stanno fra i più felici imitatori.
Ma se per assaporare le vere dolcezze, e per diffonderle anche frammiste ad estranei sapori, concorrono tutti, come insegnò Carlo Magno, alla prima fonte; come mai, quella schiera graziosa providenzialmente preposta alla estasi del bello, alla delicatezza del senso, alla ebbrezza del piacere, nell’arte più soave, tiensi quasi esclusivamente nel coro delle servili esecutrici?...