Berlino specialmente, la città protestante e razionale, il centro del movimento intellettuale e politico che fin d’allora cercava assorbire l’attività tutta della Germania, alle spese di Vienna cattolica, dove regnava lo spirito di tradizione, la sensualità, il fare e le facili melodie d’Italia, Berlino innalzò Weber e la Sontag.
Questa nuova ispirata interprete della musica nazionale fu soggetto ai filosofi Hegheliani de’ loro dotti commentarj, che salutarono nella sua voce limpida e sonora: il subbiettivo confuso con l’obbiettivo in una unità assoluta!
Dalle rivalità colle illustri virtuose italiane trasse nuova luce alla sua gloria; dalla fortuna e dalla politica ebbe splendore.
Alle note di soprano acutissimo, eguali e scorrenti come un ruscello sul prato, flessibili come l’erbetta de’ margini, risuonanti come un campanello d’argento, venne poscia ad aggiungersi l’aureola del nome che le diede il conte Rossi ambasciatore, onde le corti d’Europa le resero più brillanti i trionfi, e gli scrittori Auber e Scribe la pinsero nella lor opera l’Ambasciatrice.
La Sontag fece rifiorire le rose delle corone avvizzite sul capo all’antica Mara (Schmoeling), che, nata a Cassel nel 1747, finiva d’anni 84 in Livonia, il 20 gennaio 1833; e parvero per un tratto quasi deposte sul capo di erede, che continuar dovesse la gloria che quella avea acquistata al canto alemanno.
Ma ahi, che le rose del canto non sono il fior più omogeneo e durevole delle nordiche terre.
La Germania, che ha prodotto tanti genj nelle istrumentali discipline, fu molto meno feconda nelle produzioni del dramma lirico e nell’arte del canto che vi si lega direttamente. Mozart fu miracolo.
I di lui successori ricorsero alla sua ispirazione ed a quella della scuola italiana. I loro canti rimasero avvinti ad un sistema che non permette alla voce umana di spiegar tutta la sua magnificenza; e la riputazione de’ loro cantori pena a sorpassare i limiti della nazionalità. Le due prefate cantatrici possono dirsi le sole ch’abbiano riportato fama europea. Però nè l’una nè l’altra fecero epoca, come suol dirsi, rimpetto alle cantatrici d’Italia; chè cantando la Smoeling-Mara colla Luigia Todi nel 1790 nel teatro San Samuele di Venezia, sol per quest’ultima ch’ebbe pieno il trionfo, fu segnata quella stagione, che si ricorda ancora ne’ fasti teatrali — anno Todi.
Anche un’altra rinomata cantatrice di quel tempo, Elisabetta Weischsell-Billington, benchè figlia ed allieva di valente maestro e compositore tedesco, e di altro musicista inglese consorte, benchè vissuta a Napoli romanticamente, ed avvolta in misteriose avventure, benchè illustrata nelle sue memorie dalla penna giovanile di Adolfo Thiers, non isfuggì ad una dimenticanza che non gravita ancora sulle nostre italiane interamente.
Ma nè questa, nè la Mara, nè la Mainveille-Födor, nè la Damoreau, nè la Sontag, oltre alla seduzione delle grazie e alla ricchezza di voce, possederono il trasporto della passione, l’energico stile elevato delle Pisaroni, Pasta, Grisi, Malibran; nè la gajezza facile e spontanea della Marcolini e della Persiani; nè la spirituale dolcezza, i lampi divini della Catalani e dell’Alboni.