[290]οί σωφρονίσται.
[291]Liban., II, 164, 2 sg. È interessante il vedere come il giudizio di Libanio sull'opera rapace del clero e dei monaci si accordi con quello di Zosimo il quale dice che costoro «col pretesto di dar tutto ai poveri hanno impoverito tutti» (449). Chi fossero i σωφρονίσται è chiarito da una legge di Teodosio del 392. Sono quei defensores e quei curiales ai quali l'imperatore commette la cura di vegliare all'osservanza del suo divieto d'ogni culto pagano, e di deferire ai giudici i trasgressori. Il discorso di Libanio è rimasto senza effetto, anzi ebbe un risultato opposto a quello che egli ne sperava. Infatti, mentre dalla sua parola appare che, se eran vietati i sacrifici, non lo era il rito dell'incensamento, la legge del 392, posteriore al discorso lo vieta esplicitamente, e minaccia la confisca di tutti i luoghi dove l'incenso avesse fumato: «omnia loca quae turis constiterit vapore fumasse fisco nostro adsocianda censemus».
[292]Liban., II, 178.
[293]Idem, 194, 10 sg.
[294]Liban., 202, 10 sg.
[295]Sozom., 508; ῳ γαρ διατρίρη έκτος έρωμένης ἐν Δὰφνῇ ετΰγχανεν, ηλΐθιος τε και ἄχαρις εδόκει.
[296]Iulian., 466, 1 sg.
[297]Sozom., 511.
[298]Iulian., 522.
[299]Socrat., 108.