| [98] | Il mistero della morte di Elena fu, dai nemici di Giuliano,
adoperato contro la sua memoria, allora che il vilipenderla divenne
un titolo di onore e di favori. Noi sappiamo da Libanio
come un certo Elpidio, il quale aveva cercato di creare imbarazzi
a Giuliano quando era nella Gallia, e di sollevargli contro l'esercito
(Liban., II, 321, 10 sg.), spargesse la calunnia che Elena
fosse stata avvelenata da un medico del seguito di Giuliano, per
volere di Giuliano stesso. Libanio insorge, con tutta la forza della
sua onesta affezione, contro la stolta menzogna, e, siccome se
ne faceva propagatore, in Antiochia, un suo amico e discepolo,
Policleto, egli rompe ogni relazione con lui, e non lo riceve più
in casa sua (Liban., II, 316 sg.). A questo Policleto dirige un
discorso per dimostrargli la stoltezza dell'accusa e l'indegnità del
calunniatore Elpidio, uomo spregevole per ogni rispetto, che
aveva tentato di tradire Giuliano, e da lui era stato perdonato.
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