| [243] | Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso
fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due
eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio — Sur
le tradition manuscrite des lettres de Julien — il quale dovrebbe
essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente
critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un
frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel
10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento
scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo il Neumann
(Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino
di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del
trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della
sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del
Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo
il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie
di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine
e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la
dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione
il quarto Vangelo coi tre primi.
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