[240]Neumann, 225.
[241]Idem, 228 sg.
[242]Neumann, 232. τὴν δὲ ὰλήθειαν ουκ ἔνεστιν ιδεῖν έκ ψιλοῦ ρήματος, αλλὰ χρή τι καὶ παρακολυυθῆσαι τοῖς λόγοις εναργὲς σημεῖον, ὄ πιστώσεται γενόμενον την εις τὸ μέλλον πεποιημένην προαγόρευσιν.
[243]Un piccolo brano del trattato di Giuliano, non compreso fra quelli confutati da Cirillo, venne testè pubblicato da due eruditi del Belgio, i signori Bidez e Cumont, in un loro saggio — Sur le tradition manuscrite des lettres de Julien — il quale dovrebbe essere l'introduzione di una desiderata edizione veramente critica delle lettere dell'Imperatore. Quel brano trovasi in un frammento di una confutazione che Areta, vescovo di Cesarea, nel 10º secolo, avrebbe scritto del trattato di Giuliano, frammento scoperto in una biblioteca di Mosca. Con questo testo il Neumann (Theol. Liter. Zeitung, 1899) è riuscito a ricomporre il passo genuino di Giuliano, che probabilmente apparteneva al secondo libro del trattato giulianeo. Il breve passo è interessante come prova della sottigliezza del polemista, il quale, ricordando l'affermazione del Vangelo di Giovanni che il logos è venuto a toglier via dal mondo il peccato, e mettendola in faccia al disordine ed alle discordie di cui era stato causa l'introduzione del Cristianesimo, disordine e discordie già previste dai Vangeli sinottici, tende a ferire la dottrina della divinità del logos, ad a porre in contraddizione il quarto Vangelo coi tre primi.
[244]T. Keim, Celsus wahres wort — 1893.
[245]Keim, 63.
[246]Keim, 39, «Τοσοῦτον ποιεῖ ὴ πίστις οποία δὴ προκατασχοῦσα».
[247]Iulian., 371-392.
[248]Idem, 552-555.
[249]Idem, 585-588.