—Io sono mandato dalla principessa Rizzi, aggiunse allora Pagni.

—E che vuole essa da me? disse vivamente il giovane, essa mi ha ingannato!

—Per salvarvi.

—Essa mi ha ingannato! ripetè Curzio con maggior forza. Ella sapeva che io non avrei accettata la mia salvezza che ad un patto, e questo era che con me sarebbero salvi i miei compagni Monti e Tognetti. Come ha essa mantenute le sue promesse? Monti e Tognetti languono tuttora nelle Carceri Nove; dipendono sempre dal sanguinario tribunale della Sacra Consulta, e sulle loro teste sta sospeso il ferro della ghigliottina! E poteva io intanto starmene in sicurezza, sano e salvo, al di là dei confini, rinnegando l'amicizia, la solidarietà, la fratellanza, tutti i sentimenti, che mi legano a quegli infelici? Ah, no!… Dite alla principessa che le sue cure, i suoi inganni, furono vani; io sono ritornato!

—A che ritornaste, sconsigliato? Sperate forse di ridonare la libertà a coloro che nominaste, ormai non è più cosa possibile.

—Ebbene, io sarò pago di morire con essi. Sapranno almeno che io non ho acconsentito a dividere la mia dalla loro fortuna.

—Ah giovane, giovane! esclamò monsignor Ragni crollando la testa: questi sentimenti sono belli da leggersi nei libri di Plutarco, ma nella realtà della vita…

—Voi, voi, sacerdoti, proruppe Curzio, ci vorreste santi nelle massime, perfidi nella realtà. Voi ci vorreste ipocriti e bugiardi, anneghititi e schiavi, turpemente vigliacchi, per tenerci più sicuramente il piede sul collo. Ma no, viva Dio! qui dentro abbiamo ancora un alito di vita; e tanti secoli, nei quali ci avete addensata intorno quest'atmosfera di piombo non ebbero potere di soffocare ne' nostri petti il libero respiro. Arde ancora, scintilla la virtù latina. E voi lo sapete, voi che tremate, nell'intimo del cuore; e paurosi vi raccomandate alle spie e ai carcerieri, ai monaci e al boja, perchè sperdano e struggano la semenza dei framassoni! Sciagurati! a che vi giovano le catene ed il sangue? Un popolo non si uccide, un'idea non si estingue. Il sangue sparso ricade in tanta vergogna sulle vostre teste; e affretta il giorno della giustizia.

—Sangue caldo! testa esaltata! pensava intanto fra sè il prelato, crollando sempre la testa. Se io lo rimettessi in libertà, costui si rovinerebbe senza rimedio. Come fare adunque?

Stette alquanto pensieroso come chi cerca un consiglio, poi con un gesto risoluto.