Gli uscieri chiusero tutte le porte.

In mezzo al silenzio universale il presidente si levò in piedi, e tutti l'imitarono.

Egli invocò il nome santissimo di Dio colle solite preci latine, alle quali risposero in coro tutti i presenti: Amen!

Poi rivolse la parola ai giudici, dicendo:

—Carissimi fratelli! leviamo lo spirito all'Onnipotente, e preghiamolo, perchè voglia illuminare le nostre menti, scaldare i nostri cuori, cosicchè il nostro giudizio riesca conforme ai santi consigli della giustizia, della clemenza e della carità.

Dopo ciò, il presidente sedette, e tutti sedettero dopo di lui.

—Fratelli carissimi! ripigliò egli. Noi siamo qui congregati per giudicare la causa di Lesa Maestà, contro i ribelli che commisero gli atrocissimi fatti dell'ottobre nell'anno passato. In questa seduta ci occuperemo più specialmente di quella parte che riguarda gli accusati Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti. Monsignore! aggiunse poi, volgendosi alla tribuna del relatore, si compiaccia di fare la relazione della causa.

Monsignor relatore si levò in piedi, salutò l'uditorio a diritta e a mancina, poi cominciò il suo discorso così:

—Eccellentissimi e reverendissimi monsignori giudici! Dappoichè, per opera d'uomini scellerati, furono indegnamente usurpate alla Santa Sede le principali provincie, gli empj rivoluzionari non ristettero dal tentare ogni mezzo più iniquo per abbattere e distruggere del tutto il governo del Sommo Pontefice. E finalmente, non più paghi delle occulte insidie, si ridussero palesemente alle aperte violenze. Fin dallo scorrere del mese di settembre 1867 masnade garibaldinesche muovevano a invadere l'attuale territorio della Santa Sede, commettendo scelleraggini d'ogni maniera, e intanto uomini protervi, sanguinari e feroci s'introducevano nella capitale.

«Mentre le provincie erano messe a fuoco e sangue dai perfidi invasori, Roma, che giusta i preconcetti disegni avrebbe dovuto insorgere, se ne stava salda, quieta, imperturbata, pronta bensì agli eventi, ma fidente, e stretta al suo amato sovrano. I membri del sedicente Comitato romano davansi bene attorno a fare proseliti, ma gli sforzi non riuscendo alla vastità dell'impresa scellerata, fu d'uopo movessero da Firenze uomini esperti delle rivoluzioni.