—Giuseppe, gli disse questi, quando furono soli in uno stanzino, bisogna che tu mi aiuti a fare una buona azione.

—Dica pure, signor avvocato, e se posso…

—Sai che io sono il difensore di quei due poveretti, che ieri sono stati condannati a morte. Ebbene, sappi ancora che la madre d'uno di essi vorrebbe pregare la signora principessa, affinchè intercedesse, allo scopo di ottenere la grazia sovrana per suo figlio. Io le ho promesso di trovar modo d'introdurla presso la signora, ed è in questo appunto che ho bisogno del tuo aiuto.

Giuseppe pensò alquanto, poi disse:

—Si vedrà. Domani…

—Oh no! Vedi bene che è cosa di tale e tanta urgenza, che un'ora di ritardo può decidere della vita. È necessario che questa sera Maria Tognetti parli alla principessa.

—Ma questa sera è impossibile! Vossignoria sa bene che vi è il ballo.

—Appunto; non si potrebbe, nella confusione della festa…?

—Aspetti!… Sì, vi sarebbe un mezzo. Questa sera, oltre alle sale, sarà illuminato anche il giardino, al quale si discende per una scala della loggia superiore, e vi si recheranno gli invitati a passeggiare. La Tognetti potrebbe introdursi per una porticella, che dal vicolo qui vicino mena al giardino, e là potrebbe starsene nascosta fra i cespugli, finchè le capitasse agio di parlare colla padrona.

—Va bene; al rimanente penserò io, disse l'avvocato,