—Bravissimo! egli disse stringendogli una mano. Vedo ch'ella ha benissimo compreso la sua missione, e l'ha eseguita precisamente in quel modo che si aspettava da lei.

Don Omobono rimase a bocca aperta.

Padre Bindi proseguì:

—Era da prevedersi che quella donna avrebbe rifiutato le nostre offerte. Eh! naturalmente il mal seme delle opinioni perverse si è trasfuso da suo marito in lei. Essa vorrebbe educare i figli coi medesimi principii libertini, i quali produrrebbero per essi la rovina del corpo e la dannazione dell'anima: il male di questa vita e dell'altra. Ma noi non possiamo permettere la perdita di queste creature, non possiamo tollerare ch'esse vengano allevate con delle idee contrarie ai santi principii della Chiesa Romana. E perciò bisogna ricovrare quelle anime benedette sotto il patrocinio della Santa Chiesa. E se la madre si oppone, ebbene lo faremo anche suo malgrado: la prima madre è la Chiesa. Dunque, don Omobono, noi faremo in modo che quei piccini siano portati nel santo asilo che li aspetta: e la madre, siccome bisogna pensare anche all'anima sua, sarà ricoverata anch'essa nel convento delle Carmelitane.

Quelle belle parole, proferite dal gesuita con tutta l'unzione della pietà e l'effusione della carità, volevano dire che si sarebbero strappati gli orfanelli di Monti dal seno della loro madre per farne dei monaci, e si sarebbe rinchiusa la loro madre in un convento, come in una prigione perpetua. Tali erano le benigne intenzioni del governo romano riguardo la famiglia del condannato.

—Noi dovevamo, riprese Bindi, provare colle buone maniere. Se la vedova Monti aderiva al nostro caritatevole invito, tanto meglio, allora ci avrebbe risparmiato le misure energiche alle quali, nel suo medesimo interesse, ci troviamo ora astretti di ricorrere. Ma, siccome quella donna ostinata, quella peccatrice indurita respinse la mano diretta a soccorrerla, così sarà necessario di adoprare per forza quei mezzi che devono condurre lei e i suoi figli sul cammino dell'eterna salute.

Don Omobono guardava maravigliato il reverendo padre, che seguitava a parlare. Il povero prete non comprendeva perchè mai si facessero a lui quelle confidenze.

—Potrebbe avvenire però, continuò il gesuita, e lì stava senza dubbio il nodo dell'affare, perchè così parlando esso piantò gli occhi in faccia a don Omobono in modo significante: potrebbe avvenire che la vedova Monti cercasse di fuggire, opponesse resistenza, e dovessero nascere scandali, calunnie. La cosa deve dunque condursi segretamente, e con tutta prudenza. Ed ecco come convien fare. Qui sta, e accennò i cassetti dello scrittoio, un passaporto regolare per quella donna; ella, don Omobono, glielo recherà, e le dirà, che non avendo essa accettato le offerte generose di Sua Santità, è invitata a lasciare lo Stato. Essa accetterà con gioia, entrando naturalmente la partenza ne' suoi disegni. Però, per vidimare il passaporto, dovrà presentarsi alla Direzione di Polizia; ora la Direzione sta sull'avviso, e quando essa si presenterà, sarà introdotta in una vettura chiusa, e senz'altro verrà condotta al convento delle Carmelitane. Assicurata così la madre, i figli verranno senza resistenza guidati al loro destino.

—Io dunque devo…

—Non far altro, che porgere amorosamente questo passaporto alla vedova Monti: il resto verrà da sè.