CAPITOLO II
Delle cause accidentali e accidenti propri.
Le cause accidentali si subdivideno, ché alcune si diranno di «accidenti propri» e alcune d'«accidenti communi». D'accidenti propri si diranno, quando a quel regno solo e non agli altri accascano o possano accascare; di communi, quando a tutti regni communemente accascano e possano accascare. L'accidenti propri, che possono fare abbondare un regno d'oro e argento, doi sono li principali: la superabondanzia delle robbe, che nel regno nascono superabundanti all'uso necessario e commodo del paese proprio; poiché, portandosi dette robbe in paese dove mancano, o venendosi da detti paesi o altri lochi a comprarle, di necessitá bisogna portarvi oro o argento. E questo accidente si dirá «proprio», perché non ogni regno lo ha o può avere, ed è piú nel nostro Regno che in qualsivoglia altra parte d'Italia, come è noto. L'altro accidente proprio sará il sito, a rispetto d'altri regni e altre parti del mondo; il quale sito, per essere occasione potente e quasi causa del trafico grande di un regno, cosí a rispetto dell'altre parti del mondo come a rispetto di se medesimo, e quella dell'abbondanzia de l'oro e dell'argento, si deve connumerare per uno dell'accidenti propri, del quale si parlerá quando si tratterá dell'accidente commune del trafico. E in questo tiene il primo loco la cittá di Venezia, non solo a rispetto dell'Italia, ma a rispetto dell'Asia ed Europa; come, all'incontro, il Regno è piú d'ogni altra parte privo di questo accidente, come nel loco predetto dell'«accidente del trafico» si dirá appieno.
CAPITOLO III
Dell'accidenti communi.
Gli accidenti communi si divideno in quattro spezie principali, cioè quantitá d'artifici, qualitá de genti, trafico grande de negozi e provisione di quel che governa. E si diranno «accidenti communi», perché possono accascare in qualsivoglia regno; li quali, concorrendo in alcun loco, senza dubbio, quando non vi nascesse cosa alcuna soverchia per uso loro, ma del tutto avessero bisogno provedersi da fuora, senza miniera alcuna d'oro o argento, lo faranno abbondare di detti metalli.
La quantitá dell'artifici fará abbondare un regno o cittá di denari, quando in quelli si essercitano piú e diversi artefíci necessari o commodi o dilettevoli all'uso umano in quantitá grande, che soprabondi al bisogno del paese; quale accidente deve essere non solo posto il primo delli communi, ma per piú respetti preferito a l'accidente proprio della robba soverchia.
Prima, per la maggior certezza che è in quello, poiché è piú sicuro l'artefíce guadagnare mentre si essercita nel suo artificio, che il contadino o altri mentre coltiva o fa industrie nelle sue robbe, dependendo questo guadagno non da la sola opera de l'uomo, ma dalla temperie della stagione, secondo il diverso bisogno della terra, quale in altri tempi desidera piogge, in altri sole, con altre circonstanzie; e, quelle mancando o soccedendo intemperie, non giova cosa alcuna l'opera e, in loco di guadagnare, alcuna volta si perde. Ma nell'artefíci sempre vi è sicuro il lucro, mentre vi si spende l'opera.
Secondo. Nell'artefíci vi può essere moltiplicazione, e per quella moltiplicarsi il guadagno; lo che non può succedere nella robba, non si possendo quella multiplicare, che nissuno, per essempio, se in alcun suo territorio non si può seminare se non cento tomola di frumento, potrá fare che se ne seminino centocinquanta. Ma nell'artifíci è il contrario, che si possano moltiplicare non solo al doppio, ma a cento doppi e con minor proporzione di spesa.
Terzo. Dell'artifici vi è piú sicuro l'esito che delle robbe, e in consequenzia vi è piú sicurezza del guadagno che vi sia piú sicuro l'esito. Per questa sola ragione deve essere chiaro che le robbe difficilmente si possano conservare per alcun tempo, che non si corrompano; e da questo soccede che con il medesimo pericolo se estraano da un paese ad un altro lontano, e, succedendo caso che non si potessero smaltire per il tempo presente, volendole conservare per il futuro, vi succede il detto pericolo. Ma nell'artifici vi è tutto il contrario, ché facilissimamente si conservano non solo per breve, ma per lungo tempo, e per la medesima ragione si estraeno con ogni commoditá per ogni lontanissimo paese. E, essendo al dí d'oggi cosí facilitata l'arte del navigare, che in questo solo li moderni han superato gli antichi, di modo che non solo da levante in ponente e dal mezzogiorno a tramontana, ma insin da un emisferio all'altro si è introdotto il commerzio, che commodamente si portano robbe da questo a quello, chi non concederá per questa ragione esser piú sicuro l'esito dell'artifici che delle robbe, e in consequenzia la certezza del guadagno?