[2] Il poeta allude ad un’antica favola popolare, probabilmente di origine francese, secondo la quale Chichevache o Chicheface era un mostro che nutrendosi di mogli buone e pazienti, moriva sempre dalla fame, ed era sempre pelle e ossa, perchè gli accadeva molto di rado di potersi sfamare con un cibo così difficile a trovarsi. Sembra che il Chaucer sia stato il primo a ricordare in Inghilterra questa favola, che lo spirito del sagace popolo inglese rese, fino dai tempi del Chaucer, più completa e significante. Accanto a Chichevache troviamo, infatti, un altro mostro chiamato Bycorn, grasso e ben pasciuto per quanto l’altro era magro e rifinito, che si cibava di mariti buoni ed obbedienti, dei quali trovava facilmente abbondante pasto. Per un’antica ballata inglese dove sono introdotti i due mostri, e per un poemetto allegorico di Lydgate intitolato «Bycorne ande Chichevache» cfr. Wright, op. cit., n.

NOVELLA
DEL MERCANTE DI INDULGENZE

[1] L’oste fa i suoi commenti alla novella detta poco prima dal Dottore (cfr. Prologo gen. pag. 23); il quale aveva raccontato la pietosa storia liviana di Virginia che è uccisa dal padre perchè non sia vittima delle disoneste voglie di Appio Claudio.

[2] Per quante ricerche abbia fatto, non ho potuto trovare notizie di S. Roniano. Forse si tratta di qualche persona che non fu canonizzata veramente, ma solo santificata, per tradizione, dal popolo.

[3] Il Tyrwhitt suppone che il poeta intenda riferirsi alla Epist. LXXXIII, nella quale Seneca dice: «Extende in plures dies illum ebrii habitum: numquid de furore dubitatis? Nunc quoque non est minor sed brevior.»

[4] Il Chaucer ha tradotto letteralmente dalla sacra scrittura: «Multi enim ambulant etc.» Cfr. Filipp. III. 18.

[5] Vicino a Cadiz.

[6] Chepe (Cheapside) era nel medio evo una delle parti del vasto territorio di Londra dove affluiva la classe più ricca della cittadinanza, e dove il commercio aveva uno sviluppo grandissimo. Cfr. Prologo gen., pag. 40.