Quale è, dunque la conclusione di questo mio lungo discorso? È questa: io penso che noi dopo tanto dolore dobbiamo ormai stare un po’ allegri, e ringraziare Giove della sua bontà. Prima che ci lasciamo, noi dobbiamo fare di due dolori una sola e completa gioia che duri eterna. Vedete, tra le persone qui presenti ce n’è una più acerbamente di tutti colpita dal dolore: ebbene io voglio che la gioia incominci proprio da lei.
Sorella (indi soggiunse) è desiderio mio e della mia corte, che il gentil Palemone, il cavaliere che con tanto zelo è al tuo servizio, e ti ha sempre servito con tanto amore e del suo meglio dal giorno che lo conoscesti, abbia finalmente la grazia del tuo cuore: io voglio che tu lo faccia tuo marito e tuo signore. Dammi la tua mano, poichè così noi abbiamo stabilito. Dà a noi, qui presenti, un esempio della tua riconoscenza. Palemone è, per Dio, figlio del fratello di un re, e sebbene egli sia un semplice cavaliere, mi pare che meriti la tua pietà, giacchè egli ti ha servito per tanti anni, ed ha sofferto tanti affanni per amor tuo».
Poi disse al cavaliere Palemone: «Io credo che non occorreranno molte parole per indurti ad approvare questa mia decisione. Vieni dunque qua, e prendi per la mano la moglie tua».
Così fu stretto, fra loro due, il nodo che si chiama matrimonio o maritaggio, con l’approvazione di tutta la corte, e in mezzo all’allegria e ai canti furono celebrate le nozze. Ed ora Dio che ha creato questo immenso mondo, conceda al prode cavaliere la sua protezione, che se l’è guadagnata davvero. Palemone, infatti, vive contento e felice in mezzo alle ricchezze, e pieno di salute, con la sua Emilia; ed essa l’ama così teneramente, ed egli con tanta cortesia la serve, che tra di loro non si parlò mai di gelosia nè di altre seccature.
Così finirono Palemone ed Emilia, e Dio benedica tutta questa bella brigata.
NOVELLA
DEL GIURECONSULTO
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PROLOGO