O miseria, male pieno di pericoli, sinonimo di sete, freddo, e fame; tu ti vergogni in cuor tuo di domandare aiuto, e se anche non lo chiedi, invano tenti di nascondere le piaghe delle tue ferite: esse sono così dolorose, che per forza devi mostrarle altrui. Il bisogno, tuo malgrado, ti costringe a rubare, ad accattare, o a prendere a credenza il pane.
Tu te la prendi con Cristo, e col cuore gonfio d’amarezza, dici ch’egli non distribuisce equamente le ricchezze sulla terra. Rimproveri, a torto, il tuo vicino, perchè mentre tu hai ben poco in questo mondo, a lui non manca nulla. E gridi: «Per Dio, verrà anche per lui il redde rationem, verrà il giorno in cui il fuoco gli brucerà la coda perchè non aiuta chi ha bisogno!»
Ascolta, piuttosto, ciò che ti dice il savio: meglio la morte della miseria. Il tuo vicino, se sei povero, sarà il primo a guardarti dall’alto in basso: pel povero non c’è rispetto. Impara anche questo dai savi: i giorni del povero sono tutti uguali, tutti brutti lo stesso; perciò abbi giudizio prima di cacciarti da te in mezzo a tante spine.
Se tu sei povero, neppure i tuoi fratelli ti possono vedere, e gli amici, ahimè, ti salutano tutti. Felici voi, o ricchi mercatanti, voi sì che siete gente rispettabile e con un po’ di sale in zucca; per voi non c’è doppio asso: ma il cinque e sei, ad ogni tiro di dadi, v’empie le tasche. Almeno, voi, per Natale potete ballare allegramente.
Voi scrutate terre e mari in cerca di guadagno, e da gente savia conoscete le condizioni di ogni paese, e ne recate notizie e avventure di pace e di guerra. Ed ora, appunto, non saprei dove pescare una novella, se un mercante, morto parecchi anni fa, non mi avesse raccontato questa che voglio dirvi.
Nei tempi antichi, dunque, c’era in Siria una società di ricchi mercanti così bravi ed onesti, che avevano un estesissimo commercio di stoffe in oro e in seta dei più smaglianti colori. La loro merce era così bella e così nuova, che tutti reputavano una fortuna comprar da loro e cambiar con loro la merce.
Ora accadde che questi mercanti una volta stabilirono di andare a Roma, non so se per affari, o per semplice divertimento; fatto sta che non vi mandarono i loro commessi, ma andarono da sè, e presero alloggio dove tornava loro più comodo per gli affari.
Già da qualche tempo si trovavano per loro piacere in Roma, quando un bel giorno sentirono parlare della famosa Costanza figlia dell’Imperatore, la cui fama giungeva loro agli orecchi con sempre nuovi particolari.
La voce che correva sulla bocca di tutti era questa: «Il nostro Imperatore, Dio ce lo conservi, ha una figlia così bella e buona, che da che il mondo è mondo non si è vista l’eguale nè per bellezza nè per bontà. Dio la protegga, e possa essere un giorno la regina dell’Europa intera.