Il marchese sempre più ammirava la pazienza di Griselda; e se non fosse stato più che sicuro, che essa voleva un gran bene ai suoi figliuoli, avrebbe creduto che fosse in lei, non fermezza d’animo, ma astuzia, malizia, e cattivo cuore.
Ma invece egli sapeva bene che Griselda, dopo di lui, nulla aveva così caro al mondo, quanto i propri figli. Ditemi voi, donne, per favore, se queste prove non sarebbero state sufficienti! Che cosa avrebbe potuto ancora immaginare la rigida ostinazione di un marito, per provare la virtù e la pazienza di sua moglie?
Ma c’è, pur troppo, certa gente, che quando si ficca in capo un’idea, non se la leva più, a nessun costo: così appunto, si era ostinato Gualtieri nel proponimento fatto, di tentare la pazienza e la costanza della moglie.
Teneva sempre d’occhio Griselda, per vedere se una parola, uno sguardo, rivelasse, in lei, qualche cambiamento: ma la trovava sempre dello stesso umore, e col suo solito aspetto. Anzi, ogni giorno che passava, essa si mostrava sempre più amorosa e più piena di cure per lui.
Di guisa che sembrava che avessero un sol volere in due; piacendo a lei tutto quello che piaceva a Gualtieri. E di ciò sia lodato il Signore: giacchè così doveva essere per il bene di tutti. Pareva che i suoi affanni non fosser suoi; non aveva altra volontà che quella del marito.
Ma un bel giorno si cominciò, da per tutto, a parlare delle stranezze di Gualtieri; e a mormorare ch’egli crudelmente aveva fatto uccidere, di nascosto, i suoi bambini, pentito di avere sposato una povera contadina. Nessuno sapeva che tutti e due erano vivi.
E queste voci fecero sì, che mentre prima tutti lo amavano, cominciarono a non poterlo più vedere, sotto l’orribile accusa di assassino. Non ostante questo, egli non abbandonò, nè punto nè poco, il suo proponimento, di mettere ancora alla prova la moglie.
Allorchè la sua bambina ebbe compiuto il dodicesimo anno, mandò un suo ambasciatore alla Corte di Roma (che aveva prima informata del suo disegno), perchè gli procurasse in qualche modo delle carte, che dovevano servire al suo crudele scopo; dalle quali risultasse che il papa gli permetteva, per ristabilire la pace nel popolo di Saluzzo, di sposare un’altra donna.
Ordinò, insomma, che si falsificasse una bolla papale, nella quale si dicesse ch’egli era libero di abbandonare la prima moglie, col permesso del papa, per far cessare i malumori che erano nati fra lui e i suoi sudditi. La bolla, in questi termini precisi concepita, fu tosto pubblicata.