Chiunque ha studiato bene la storia, sa che Erode, stando a banchetto, pieno di vino fino agli occhi, ordinò prima di alzarsi da tavola, che fosse ucciso Giovan Battista, il quale era innocentissimo.
Seneca ha ragione davvero quando dice che egli fra un uomo che ha perduto il cervello ed uno che è ubriaco non vede altra differenza che questa: che la pazzia, quando coglie un disgraziato, dura più a lungo della ubriachezza[3].
O maledetta gola, tu fosti la prima causa della nostra rovina, tu fosti l’origine della nostra dannazione, finchè Cristo ci riscattò col suo sangue. Guardate un po’, per farla corta, come ci costò salata la maledetta colpa di Adamo, per causa della quale tutto il mondo fu corrotto.
Il padre nostro Adamo fu cacciato insieme con sua moglie dal paradiso, e costretto a lavorare e a soffrire, proprio per la gola che lo vinse. Perchè fino al giorno in cui restò digiuno, egli rimase in paradiso; e ne fu cacciato, per andare in mezzo ai guai e alle pene, solo quando assaggiò il frutto proibito di quel tale albero. O ingordigia, non senza ragione gli uomini dovrebbero lamentarsi di te!
Se essi sapessero di quanti mali sono cagione l’intemperanza e la crapula, a tavola misurerebbero un po’ più l’appetito. Ma purtroppo il gozzo e il palato li spingono a girare da un capo all’altro del mondo, per terra, per mare, per aria, in cerca di un boccone ghiotto e di una bevanda squisita. E tu ne sai qualche cosa, o S. Paolo! Egli dice infatti: «Dio distruggerà il cibo del ventre e il ventre del cibo.» Ah! Fa proprio ribrezzo, in fede mia, il pensare che l’uomo beve, del bianco e del rosso, fino al punto da fare della gola uno strumento di turpe stravizio. Sentite che cosa dice l’Apostolo, piangendo: «Passeggiano molti su questa terra, come vi dicevo (e parlandone, ora mi viene da piangere), che sono nemici della croce di Cristo: fine dei quali è la morte, e Dio il ventre[4]». O ventre, o pancia, tu sei un fetido sacco pieno di sterco e di putridume. Da ogni tua parte non si sprigiona che un rumore schifoso. Quanta fatica e quanto denaro ci vuole per trovare il tuo fondo! Povero cuoco, quanto deve affaccendarsi a pestare, spremere, tritare, per ridurre e trasformare la sostanza che deve saziare il tuo ingordo appetito! A forza di colpi fa uscire il midollo dai duri ossi (poichè il cuoco non butta via nulla), e con quell’unto fa sì che il boccone sgusci dolcemente giù per la strozza. E per stuzzicarti sempre più l’appetito, bisogna che cacci nella salsa spezie, odori, e radici di ogni genere, che la rendono piccante. Ma chi va in cerca di tante leccornie, è lo stesso che sia morto, poichè vive nel vizio.
Il vino è un pericoloso eccitante, e l’ubriachezza è causa di molte colpe e di molte sciagure. O briacone, la tua faccia è stravolta, il tuo respiro è affannoso, sei un essere che fa schifo. Dal tuo naso, rosso come un peperone, ronfa un suono che par tu voglia dire: Sansone, Sansone. Mentre Dio sa se Sansone bevve mai una goccia di vino. Tu traballi, e cadi per terra come un maiale ferito. Non hai più la lingua per parlare, ed hai perduto il pudore, poichè l’ubriachezza è la sepoltura dell’intelletto e dell’onestà. Chi si fa schiavo del vino perde assolutamente il giudizio: perciò guardatevi tanto dal bianco quanto dal rosso, e più di tutti da quello bianco di Lepe[5] che si vende in Via del Pesce e in Chepe[6]. Perchè dovete sapere che la vite che produce questa qualità di vino spagnuolo, striscia piano piano accanto alle altre viti più vicine; e l’uva per causa di quel contatto fa un vino così generoso, che sale subito alla testa. Immaginatevi che bastano tre bicchieri, di quel vino, perchè un disgraziato il quale crede di tornare a casa sua in Chepe, a forza di viaggiare colla testa arrivi nella Spagna, e si trovi proprio nella città di Lepe invece che a Rochelle o a Bordeaux. E intanto dagli, col naso, a ronfare: Sansone, Sansone.
Ma, Signori, abbiate la compiacenza di ascoltarmi ancora un altro poco. Tutti gli atti più belli e gloriosi di cui si legge nel vecchio Testamento, come furono compiuti? Con l’aiuto di Dio onnipotente, furono compiuti per mezzo dell’astinenza e della preghiera. Leggete la Bibbia e ve lo imparerete.
Sapete voi come finì Attila il famoso conquistatore? Morì in modo vergognoso e turpe, soffocato da un travaso di sangue mentre era ubriaco. Un capitano, veramente, avrebbe dovuto essere più sobrio.
Guardate, soprattutto che cosa fu comandato a Lamuele[7]. Dico Lamuele, state attenti, non Samuele. Leggete la Bibbia, e vi troverete qualche cosa a proposito del dare a bere il vino ai giudici che devono amministrare la giustizia[8]. Ma basta oramai di questo, perchè ne ho parlato anche troppo.