Nella foga dell'entusiasmo, «Gambe de pano» sa trovare anche l'immagine poetica; ma pure, non perde tempo in chiacchiere e viene subito e diritto all'assalto.
Sono otto giorni, in punto, da che il Parvis è arrivato all'Abetone. È appena finito il pranzo e passeggia su e giù col Bonferreri dinanzi alla Succursale. La sera è dolce e tepida: una di quelle due tre sere primaverili, che l'Agosto concede alla montagna. La luna immobile — inonda l'etere — e dall'orizzonte pallido e luminoso la catena dei monti e il profilo frastagliato della pineta sembrano avvicinarsi, sembrano unirsi in un'intimità consapevole ed affettuosa.
Ma Gerardo non vede nè la luna d'argento, nè le stelle d'oro, nè il cielo bianco, nè la terra nera. Sofia canta; egli non vede: ascolta. La sua anima e i suoi sensi provano il fascino, il languore di tutti gli ooo del Je t'adooore!
— Onorevole, una buona idea.
Il Parvis ha una scossa.
— Voi, generale?... Sentiamo.
— Dovete prender moglie.
— Prendere moglie?
— Penso io a tutto!
— Grazie; troppo buono, generale. Trovatemi intanto la moglie, poi ne discorreremo.