—Chi si sarebbe mai immaginato che uno sgorbio, che avea più del ragno che della donna, potesse mettersi a far figliuoli!—
E perciò, appunto, si figurava che la "gobba" dovesse insuperbirsi del fatto; e faceva di tutto per isvergognarla, per avvilirla, dicendole, fra le altre cose, che "avrebbe dovuto contentarsi del baule che portava sulle spalle."
Tutta quell'ira, tutta quella disperazione di Pompeo, provenivano dal suo modo di sentire la paternità. Nel figliuolo che stava per nascergli non scorgeva altro che una bocca di più da mantenere e una rovina pel suo peculio, che vedeva sfumare dietro ai medici, alle medicine, ai sciroppi e alle balie; e più sarebbe cresciuto il bamboccio e più, pensava, sarebbero cresciute le spese...
—Addio bei disegni, addio speranze, addio sogni, addio tutto! Era finita! Questa volta la fortuna gli aveva proprio voltate le spalle!—Allora, prima che i suoi quattrini fossero mangiati "dagli altri" volle mettersi lui a farli girare.
—In fine son danari di una gobba, e chi sa che non abbiano a farmi buon gioco!—E pensò subito al modo d'impiegarli, e quali speculazioni sarebbero state da tentare; e frattanto diventava sempre più cupo ed irascibile.
Ma la Betta, adesso, si affliggeva molto meno per i maltrattamenti del marito. Una gioia nuova e piena, le traboccava dall'anima, e non sentiva più nè le privazioni, nè le angosce. Quella creaturina non ancora perfetta, ma che si moveva e si agitava nel suo seno, era già viva, era già sua, come fosse nata, e già le pareva di stringersela amorosamente fra le braccia! Un'immensa pace spirava da' suoi occhi grandi, d'un grigio chiaro, celeste, così vivo alle volte, e scintillante per la contentezza, che non era più colore, ma pareva luce. Le sue preghiere erano state ascoltate; il buon Dio, la Santa Vergine, le avevano mandato ciò che doveva essere per lei amore e conforto, e di quel bambino che aspettava s'era già formata la sua consolazione e la sua difesa. L'uomo, che prima le incuteva tanta paura, adesso non lo temeva più, e le riusciva indifferente... No... alla sua creaturina nulla le doveva mancare e non le sarebbe mancato nulla. Per essa sentiva dentro di sè, nello spirito e nel sangue, una forza di volontà, un'energia ignota fino allora: era già un'altra donna con nuovi affetti, con nuovi doveri e con un nuovo coraggio... era la madre!
Barbetta aveva notato subito lo strano mutamento di sua moglie. Avvertiva bene che adesso c'era qualche cosa in quell'essere debole e malatticcio; qualche cosa che gli sfuggiva e su cui non poteva dettar legge e far da padrone; ma non arrivava a capirlo e lo spiegava a modo suo: "Per i suoi affari egli non poteva più restar tanto in casa a invigilare la moglie, ed essa cominciava già ad alzare la cresta!"
Pompeo aveva aperta una latteria, affidandone la direzione a un antico sguattero ch'era stato a servizio sotto suo padre, ma che non era andato molto innanzi nell'arte culinaria, perchè aveva troppo il vizio d'ubriacarsi.
—Finchè beve vino, non berrà latte,—pensava Barbetta fra sè.
Quello sguattero smesso, gli andava a genio; lo aveva adoperato in varie occorrenze anche quando era vivo e celebre suo padre. Uomo da fatica, forte, tarchiato, era avvezzo ad ubbidire senza rifiatare. Lo chiamavano Sbornia, e non se ne aveva a male.