—S'è visto alla prova—diceva alla moglie—che tutti i tuoi malucci d'una volta non erano altro che pretesti e smorfie da scansafatiche. Quando una donna mette al mondo i figliuoli come niente fosse, vuol dire che la macchina è in ottimo stato. Dunque ungi la gobba con un po' di buona volontà e tira via! Sudo anch'io, come un cane, per far buona figura e per mandare avanti la baracca!
E la Betta, dopo aver servito Pompeo, fatte tutte le faccende di casa, spazzato le scale, l'atrio e il loggiato, doveva anche rovinarsi gli occhi a cucire e ricamare di bianco la sera e buona parte della notte, per mantenere a balia la sua creaturina.
Ma ora che cosa importavano a lei le fatiche e le privazioni?... Viveva tutta col pensiero in una casuccia vicino a Sesto, dov'era il neonato. E tutte le feste andava là a piedi, e godeva gioie che non aveva mai provato nè immaginato.
Appena arrivata prendeva subito in collo il suo bambinello e se lo portava via e correva a sedersi sola sola con lui, dietro la casa, sul margine di un vasto campo di trifoglio, contenta, giuliva, che il piccino non si fosse messo a piangere vedendosi levare a un tratto dalle braccia della balia. Allora lo spogliava tutto e lo copriva tutto di baci, diventando rossa, cogli occhi luccicanti dal piacere. Non aveva più freno in quelle sue smanie di carezze; e baciandolo e stringendolo e ribaciandolo non gli sapeva dir altro che mio, mio, mio! e tutto il suo cuore traboccava in quella sola parola. Il bimbo, co' primi moti istintivi delle manine grassocce le stringeva e le graffiava le guance, il naso, le orecchie; le strappava i capelli, e lei lo lasciava fare, beata che avesse dimenticata la balia, beata che se la godesse a star solo con lei, beata di quelle piccole strida di allegrezza, colle quali il piccino, quand'ella se lo teneva in piedi sulle ginocchia, accompagnava le mosse e gli sforzi che faceva colle gambucce e coi braccini per arrivare ad afferrarle la faccia. E la Betta colle sue illusioni di mamma era convinta che il bambino la conoscesse e che le volesse già bene; le pareva che guardasse lei diversamente dalla balia, e per ciò tornava a baciarlo sulle manine e sui piedini con passione, con adorazione, con gratitudine infinita.
Erano quelle le ore che la risanavano; che davano al suo corpo debole e malato la forza di lavorare e di sfacchinare da mattina a sera; era una provvista di felicità per tutto il resto della settimana.
Pompeo non accompagnava mai la moglie in quelle gite:—aveva da badare alla bottega lui; altro che andare in campagna a divertirsi!—E difatti, se prima aveva finto colla Betta che i suoi affari gli andassero poco bene, per risparmiare i quattrini del baliatico, adesso la latteria si metteva maluccio, proprio per davvero. Egli aveva abusato un po' troppo del latte artificiale, e gli avventori, giorno per giorno, avevano finito col disgustarsi, e coll'abbandonare la botteguccia di Santa Radegonda. Pompeo dava colpa di quello sviamento allo Sbornia, che non aveva maniera colla gente, e che era sempre briaco fradicio. L'altro lo lasciava dire, e a volte, nei momenti di malumore, si buscava anche qualche pedata senza rispondere nè rifiatare. Sgobbava come un negro, sempre in ciabatte, col grembiule sudicio, col faccione dimesso, umile e devoto al padrone, non per tornaconto nè per altra ragione particolare, ma solo per istinto, come una bestia.
—Non c'è Cristo che tenga!... Tutto mi va alla maledetta,—brontolava Pompeo, rodendosi le unghie fino alla carne.—E ho sulle spalle anche due scimmiotti da mantenere!
Il bambino, sopraggiunto l'inverno, era stato divezzato e lo avevano ripreso in casa.
Pompeo, chiusa la bottega, tornò dunque a stare giorno e notte ozioso e col muso lungo, sempre alle costole della moglie. E quando non la poteva torturare in altro modo, la metteva in croce per il piccolo Giulio, borbottando ch'era un bimbo rachitico, che non poteva campare; ostinandosi a strapparglielo dalle braccia, per farlo camminare prima del tempo, e poi mettendosi a gridare che era uno zuccone, perchè nascondeva il visino e si stringeva colle braccine al collo della mamma, e cominciava a strillare appena lui gli s'accostava, senza aver ancora capito ch'egli era suo padre!
Ah se non avesse avuto l'impiccio della famiglia! Allora sì; o di riffe o di raffe l'avrebbe spuntata!... Sarebbe andato in Dalmazia, o in Ungheria, a coltivare il seme da bachi, oppure in Sardegna, nelle miniere; o, meglio di tutto, in America! I quattrini di certo, non eran mai piovuti in tasca alla gente; bisognava mettersi a girare il mondo: chi viveva in un guscio di noce non poteva far altro che morir d'inedia!