Il buon uomo non vedeva l'ora che finissero gli sgambetti e le giravolte di Gladiator.
Ma ecco un ultimo esercizio. Madamigella Fanny aveva fatto impennare, il cavallo.—Su! su! su!—E il signor Daniele si era sentito un brivido nella ossa.—Su! su! su!—Gladiator tutto diritto, zampava in aria furiosamente… Madamigella Fanny si aggrappava alla criniera… Poi «hop» aveva gridato colla vocina acuta, ridente, prendendo la rincorsa; una frustata schioccante di M. Richard, e via, aveva saltato lo steccato fra uno scoppio di applausi.
—Brava! Benissimo!
E Giacomino?
Giacomino era in piedi, in mezzo allo stuolo degli ufficiali. Col cappello sulle ventitré e la mazza ficcata in una tasca dei soprabito, approvava e ammirava col gergo di chi se ne intende Gladiator e la Fanny.
—Se Dio vuole, è finito!
Il signor Daniele respirava e si allungava più comodamente nella poltroncina; ma tutto ad un tratto, ricomincia la Stella confidente ed eccola… eccola daccapo!
E un terzo incanto; non più il «bell'omino» dalla sera innanzi, non più la intrepida amazzone di prima: è a piedi, sola in mezzo al Circo immenso, reggendosi con una mano il lungo strascico e coll'altra mandando al pubblico saluti e baci…
Nuovi applausi, nuovo entusiasmo, e un'altra volta, due, tre, la Stella confidente e madamigella Fanny. Ma poi… la storia era continuata… Dopo qualche sera—povera ragazza!—poca gente al Dal Verme e pochi quattrini.
La virtù non è mai premiata a questo mondo: aveva ragione M. Richard.