Ma… e Giacomo?… Perché Maddalena lo teneva sempre chiuso?… Se
Giacomo avesse parlato? Se avesse confessato tutto?
Allora ricominciava la paura e colla paura il pentimento.
Aveva speso troppo: il lunch, come lo chiamava M. Richard, all'ora della prova, e la cenetta dopo il teatro, ingoiavano un mucchio di quattrini. Aveva fatto male a lasciar sempre ordinare e comandare a quei ragazzi.
E poi i fiori? E poi il frustino per la beneficiata?… E l'astuccio dalle spagnolette che dovevano regalare a madamigella Fanny quel giorno alla prova, o quella sera a cena… appena insomma avrebbero potuto svignarsela?
Aveva fatto male; anzi malissimo. Era stato imprudente. Avrebbe dovuto subito, fino dalla prima sera, obbligare Giacomino ad andarsene a letto, proibire il Dal Verme, proibire le lezioni di scherma di monsieur Richard, le passeggiate a cavallo di Gladiator… proibire le spagnolette, le ostriche, il cognac, la omelette soufflée!
E coi pentimenti e coi rimorsi gli riappariva dinanzi, più che mai terribile, minaccioso il fantasma della moglie, quando a un tratto si spalancò l'uscio dello scrittoio e Giacomino—finalmente!—Giacomino ne uscì in libertà!
Daniele, subito, gli passò accanto in mezzo al buio e gli domandò sottovoce:
—Hai parlato? Hai confessato?
—Io? Per chi mi prendi? La mamma non sa nulla: règolati. Bada di non cascarci tu. Senti? La mamma ti chiama. E il ragazzo, un po' pallido, ma sicuro, attraversò il fondaco per salire in casa.
Temistocle, l'altro fratello, e più di tutti la Cammilla, gli giravano attorno, inquieti, ansiosi, per interrogarlo.