La Cammilla, quando era venuta a Milano, era una bimba di nove anni; adesso ne aveva diciotto, ed era sempre in prova. Di giorno, nel fondaco, teneva il carteggio e le prime note: la sera poi, in casa e in cucina, puliva, rattoppava, faceva le calze a tutti i Trebeschi; e di più, in quel continuo via vai delle serve e delle cuoche, sempre in prova e per prova, doveva lei, bene spesso, durante gli interregni, metter la pentola al fuoco per la colazione e pel pranzo.
V.
La risposta dell'armatore non si fece aspettare; l'Arcobaleno partiva diretto a Porman e da Porman per Filadelfia il 1. di novembre, e perciò il signor Rosasco avvertiva la signora Maddalena che il suo pivetto doveva trovarsi a Genova per la fine del mese…
—Quindici giorni, quindici giorni soltanto!…—sospirava il povero signor Daniele.
—Quindici giorni e poi… poi, forse non vederlo mai più!—gemeva in cuor suo la signorina Cammilla cogli occhi gonfi e il dolor di capo.
Giacomino invece si dava buon tempo.
—Ancora un paio di settimane e poi… divertirmi e godermela più che a Milano!
Passato il bruciore della prima impressione, aveva risoluto di farsi animo, inghiottendo il boccone amaro, anzi mostrando d'infischiarsene, e c'era riuscito.
Ma in quanto alla, genitrice…—ah! ah!—le preparava una magnifica sorpresa per quando l'Arcobaleno sarebbe stato in alto mare verso l'Equatore: un mucchio di debiti da pagare; e intanto si divertiva a tormentarla, a punzecchiarla.
La genitrice—adesso la chiamava sempre così—cercava di sfuggirlo?… E lui si dava un gran da fare par cacciarsele sempre fra i piedi; e quando la incontrava nel fondaco, la salutava nel modo che alla signora Maddalena faceva più dispetto: strisciando i piedi, battendo i tacchi. E su, in casa, quando si trovavano insieme all'ora della colazione e del pranzo. Giacomino, con una compitezza affettata, esagerata, correva ad aprirle l'uscio, ad offrirle la seggiola, a metterle lo scaldino sotto ai piedi.