— Vado a scrivere al colonnello, a mio marito. La lettera impostata il giovedì, trova le coincidenze e arriva a Calcutta in soli venti ciorni. Adesso si fa presto!
Il colonnello Eyre ha percorsa tutta la sua lunga carriera, rimanendo sempre alla distanza... di una ventina di giorni da sua moglie. In quanto a missis Eyre, che gli è sempre stata fedele, senza nemmeno accorgersene, richiama l'immagine del consorte guerriero quando solo la crede necessaria per far ben valere la propria autorità.
— Ricordarsi anche questo, signor Trüb! Non voglio sentire odor di sigaro. Buon ciorno!
— Buon giorno.
Ma, ancora, non è l'ultimo saluto. Si ferma sulla soglia:
— Altra cosa. A Villa d'Este quella.. compagnia di gente, aveva due cani, orribili, che entravano da per tutto, correndo, saltando, abbaiando, facendo la ciostra. Qui, tener cani, proibitissimo!
Missis Eyre, volendo dar più forza al comando, sbatte l'uscio con violenza e se ne va impettita, alla militare, come il consorte colonnello.
— Al diavolo, carcassa ruminante! Pensione di favore, mai un extra e tutte le pretese!
Va, sbuffando, alla finestra: non ci si vede un palmo di là dal naso! Acqua, acqua, un'acqua fitta che vien giù a dirotto, ma senza vento.
— Due giorni così, e non ho più che la vecchia nell'albergo.