— Il mio Jack! Tesöro! Caro! — Parte per Roma con un monte di bauli e almeno dodici cappellini.

A Roma, del resto, le piacerebbe di passare tutto l'inverno; ma non all'albergo, in quattro stanze; in casa sua; coi suoi cavalli!

Adesso che può averne quanti ne vuole, Remigia ha una passione pazza per i cavalli. Ne ha sedici in scuderia di tutte le razze e tutti di razza.

— Bellissima Roma, con un villino al Maccao e i suoi cavalli!... Almeno Febo e Desir!

Febo e Desir, assai più inglesi veri del povero Totò, hanno preso il posto di Din e Don, nel cuore di Remigia. I barboncini, non più profumati all'acqua di Colonia, sono abbandonati oramai — amöre! due amöri! — alle sole cure del signor Zaccarella.

— Bellissima Roma!... Poter essere un po' padrona di Roma!... Che gioia!

Ma finchè non si butta giù l'attuale Ministero, impossibile! Jack, — questo si sa, — non può accettare un portafoglio altro che da gente del suo colore!

— Ah, mon Dieu!... Che cosa aspettano a buttarlo giù? E un ministero decrepito, che dura già da un anno!

... Regina a Pontereno e ministressa a Roma!... Ecco la vita!

II.