Remigia si arrabbia:
— Non fare l'antipatico! Sai, che mi dà ai nervi!
— Pardon, signora Eccellenza! Ti farò soltanto osservare che la grande stagione della politica è agli sgoccioli, motivo per cui, puoi prenderti qualche piccolo svago anche essendo al Governo! Il Re, ieri sera dopo la presentazione e il giuramento dei ministri è partito per Venezia, e a Roma a rivederci a novembre! Oggi stesso, fatta la presentazione del nuovo gabinetto, o domani al più tardi, sarà chiusa anche la Camera. Non solo dunque puoi fare un giretto in automobile stamattina, ma dopo colazione, ti propongo una volata fino a Porto d'Anzio, con la della Gancia, per vedermi a nuotare.
— No! No! — Remigia scrolla il capo vivamente. — Oggi voglio proprio andarci alla Camera! Tanto più se si deve chiudere così subito! Che peccato! E poi? E Jack?... E mio marito? Pensa, non l'ho ancora veduto!
— Oh Dio! Quale orribile sventura!...
— No! No! Facciamo adesso un bel giretto, dicendo che si va al Grand hôtel e, per oggi... basta, tuff, tuff! — Si alza chiamando forte: — Mimì! Ti saluto! Luciano mi ha invitata a colazione! Carolì! Fa presto! Vieni a mettermi il cappello!
Fa per correr via, ma l'altro la ferma.
— Devo prima avvertirti... di una cosa.
— Quale? — Ella lo fissa attentamente. I baffettini all'insù, alla russa, il cognatino è di una serietà quasi solenne. — Che c'è?
— Ti avverto che io sono... socialista.