Il giornalista risponde con una risata:
— Sicuro!... Se qualche volta non ci fosse l'usciere, avrei dimenticato anch'io di chiamarmi Savoldi. Pippo Savoldi.
— Nespola è sempre stato il tuo pseudonimo?
— No. Prima è stato il nome di una mia cagnetta. Una piccola terrier, intelligentissima, affezionatissima! E sì che non la mantenevo sempre a bistecche, povera Nespolina!... Quand'è morta, per memoria e per gratitudine, ho preso il suo nome.
Un lungo silenzio: il viso del giornalista s'è fatto serio mentre osserva l'amico suo, che soffia lentamente dallo sportello il fumo della sigaretta, Nespola ha qualche cosa in quel momento che gli vorrebbe confidare... Il suo viso diventa più serio, con una espressione quasi di angoscia. Ad un tratto lo chiama battendogli sopra una spalla:
— Sai?... Adesso... ho un'altra...
— Un'altra cagnetta?
— Sì.
— E si chiama Nespola come la prima?
— No; questa... si chiama Lulù! Vuoi vederla? Te la faccio vedere!... È un momento! È qui vicino!