Anna con atto di insofferenza.

Signor Cézky!

Cézky malinconico, sentimentale.

Bisogna ricordare, lasciatemi ricordare! — Quando sono arrivato qui, il primo giorno, la vostra bellezza mi ha dato l'impressione subitanea di un barbaglio di luce; ma era solo l'entusiasmo di tutto ciò che c'era nel mio spirito, di arte e di poesia. Fossi stato un pittore, avrei dato il vostro volto alle mie madonne; ero un poeta e vedevo le grazie coi vostri occhi e col vostro sorriso! Ma il cuore, poteva ancora tacere, — forse, — la testa, poteva ancora ragionare. — Vedevo voi, in cielo: io, in terra. — Che cosa poteva valere per me — povero profugo, l'oscura nobiltà di mio padre?

con un sorriso di sdegnosa amarezza.

Ero stato beneficato, protetto dal... signor conte! La mia dignitosa fierezza mi teneva sempre davanti agli occhi il mio passato e il mio presente, come una barriera insormontabile, contro ogni speranza, contro ogni desiderio. La vostra bellezza illuminava la mia vita, la mia anima la mia mente... la piccola stanzetta del poeta ignoto e solitario, ma non era che luce! Non era ancora ardore, non era ancora spasimo! Siete stata voi, la prima...

Anna.

No!

Cézky.

La prima a venire di là in biblioteca. — Io leggevo i «Sogni d'amore» del Prati, le «Lettere a Maria» dell'Aleardi... Balbettavo, impallidivo! Ve ne siete accorta e tornavate più spesso...