—«Trovatemi una donna qualunque, magari in prestito, che venga almeno per le faccende più grosse. Ho la mia bambinaia in letto, colla febbre. Anche questa mi doveva accadere!… E proprio oggi, figuratevi! che avevo un pranzo di dodici persone!»

—«Si troverà in un bell'impiccio, beata Vergine!»

—«Per gl'invitati, pazienza! Ho mandato a dire che invece pranzeranno con noi la vigilia di Natale.»

—«Mangeranno di magro!» pensò fra sè la fruttaiola; poi domandò notizie sulla malattia dell'Agnese.

—«Mah! Vattel'a pesca!—Il medico pretende che abbia la febbre…, sarà! Tosse come un'indemoniata, questo è sicuro. Non mi ha lasciato dormire in tutta la notte! A dirla a voi, credo che ieri abbia preso un'indigestione coi dolci della mia Ciocina e, a buon conto, le ho dato un'oncia di olio di ricino.»

Del resto, ci voleva ben altro che badare alle fanfaluche del medico. Il medico voleva curare le villane come usava colle signorine; tanto per mandarla in lungo colle visite. Ma lei non voleva saperne di tante smorfie; a lei occorreva che l'Agnese si rimettesse subito in gambe!

Invece la poveretta continuava a peggiorare.

Il terzo giorno la Contessa non aveva trovato altro che una donna in prestito, per un paio d'ore alla mattina, ed era sempre in grandi angustie colla veste da camera sbrindellata; coi capelli rossi arruffati, a ciocche, fuori del fazzoletto di foulard; e le stanze e i mobili non parevano più quelli, tanto, mancando Agnese, tutto era in disordine, sudicio, polveroso.

—«Non ho mai voluto che una mia persona di servizio fosse portata all'ospedale» raccontava poi la Signora, spassionandosi colla fruttaiola: «ma in questo caso il medico dice trattarsi di mal di petto, ed io non voglio assumermi alcuna responsabilità verso la famiglia della ragazza. Se accade una disgrazia non voglio si dica che è stata curata male!»

Ma il Municipio faceva difficoltà per accogliere l'Agnese all'ospedale, non essendo essa di Verona, e la Signora, intanto, smaniava gridando col conte Venceslao, perchè non era buono di muoversi, di farsi sentire e permetteva che la sua casa diventasse «l'infermeria dei villani!» La contessa Orsolina aveva pescato alla fine un'altra bambinaia, e aveva bisogno della soffitta di Agnese.