La bimba, vergognosa, e con un affanno che le levava il fiato, rispose un monosillabo inintelligibile.
—«Oggi mangerai le papparelle al sugo: ti piacciono le papparelle?»
—«Sì, signora Contessa».
Allora cominciarono le prime istruzioni. Due cose, anzi tre, raccomandava la Contessa in modo particolare: l'ordine, la pulizia e il buon cuore. In quanto alla pulizia doveva proprio badarci assai, perchè il «signor Conte» su quel proposito era molto esigente; ma per contentar lei, bastava aver cuore. Sicuro, qualora si mostrasse affettuosa, affezionata, specialmente colla Rosalia, «la signora» avrebbe finito col chiudere un occhio e magari due, su tutto il resto. Già, in casa, non c'era molto da fare. Soltanto doveva abituarsi a essere ordinata per non affastellare le faccende!—Del resto non aveva altro che due persone sole da servire; chè la Rosalia, naturalmente, non contava.—La Rosalia sarebbe stata per Agnese uno svago, una delizia! Rubava il cuore quella ciocina!… Era un tesoretto.—E poi qualche volta, si sa bene, anch'essa «la padrona» le avrebbe data una mano. Preferiva lavorare un po' piuttosto che vedersi attorno un'altra persona di servizio; un viso nuovo! Eran tutte viziose, sudice, ladre!… E anche l'Agnese doveva esser contenta di trovarsi sola: così almeno, nella sua cucina, la padrona dispotica era lei! Con due donne insieme sarebbe stato troppo difficile il buon accordo: invidie, gelosie, liti!… Una casa del diavolo!… E il signor Conte su questo tasto era inflessibile. Guai, se sentiva leticare!… E aveva ragione, perchè ne scapitava il decoro della famiglia.
Quando attraversarono la Piazza Brà, la Contessa indicò ad Agnese il Caffè d'Europa.
—«Guarda com'è bello, ti piace?»
La bimba guardò senza risponder nulla: pareva istupidita.
—«Tutte le sere, o suona la banda sulla piazza o c'è concerto dentro, nella sala del Caffè—Guarda com'è grande!—Noi ci veniamo sempre. E verrai anche tu, colla Rosalia. Vedrai, vedrai; un po' di buona volontà, un po' di buon cuore, e pulizia, e puoi star sicura di godere il papato!»
Giunte in fondo della piazza le fe' ammirare anche l'Arena.
—«Lì dentro, una volta, ci stavano le bestie feroci, che mangiavano i
Cristiani vivi». E con un suo ghignetto di compiacenza, continuò: «Di'
la verità, ti piace più Mori…» era il capoluogo del paesello di
Agnese: «ti piace più Mori o Verona?»