Son della bara funerale ai lati
Con torchi in man pel nuovo di languenti
Due lunghi ordin d'uomini incappati
Che han nei cappucci le fronti dolenti,
I cappucci in due parti traforati
Apron le viste ai loro occhi piangenti.
LA PIA, Leggenda di B. Sestini.

Albeggiava appena in cielo il giorno ed ancor tutti nell'abituro di Falco dormivano profondamente allorchè ne venne bussata con forza la porta.

"Chi batte?" gridò Falco risvegliandosi istantaneamente, e sorgendo d'un salto dal giaciglio su cui erasi coricato cogli abiti indosso:

"Son io; son Trincone (rispose quello che stava al di fuori); apri tosto che t'ho a parlare".

Disserrò Falco all'istante l'uscio di sua casa, ansioso d'intendere che fosse avvenuto di Grampo; imperocchè Trincone, ch'era l'uno de' compagni che l'avevano trasportato ferito al suo tetto, doveva di certo recar di lui fresche novelle. Narrò infatti Trincone che giunti che si furono la sera a Palanzo, Grampo non dava più segni di vita, ma depostolo in sua casa, mercè le cure e gli unguenti di sua madre Imazza aveva riaperti gli occhi e fatti tali contorcimenti delle membra da mostrare che il sangue perduto non l'aveva esausto in tutto di forze, per cui egli recavasi di fretta a Nesso alla Casa dei Malati a ricercare Frate Andrea Cerusico, affinchè venisse a soccorrerlo dell'arte sua; e nel passare per di là aveva voluto discendere ad avvertirne lui Falco, pel desiderio che sapeva dover esso provare d'averne pronte notizie.

"Ben hai fatto, disse questi reso pago da quell'annunzio; corri a Frate Andrea, e quando seco lui passerai qui su dalla via, mi darai voce, ed io verrò seco voi a Palanzo".

Trincone partì, e Falco, rientrato nell'abituro, ripetè le parole di lui ad Orsola ed agli ospiti suoi, che in que' pochi momenti eransi alzati ed allestiti. A causa dell'ora tanto inoltrata della notte in cui si trassero a riposo, e fors'anco per scrupoloso riguardo che i due forestieri s'imposero verso le donne, quantunque si fossero coricati nella più interna stanza, eransi posti a giacere colle vestimenta d'attorno. Avevano dessi pensiero di dovere immediatamente partire, ma Falco il tolse loro dicendo che non avrebbero fatto viaggio che sull'imbrunir del giorno, avendo egli in animo di condursi a visitare il ferito compagno. Il giovine Medici e Maestro Lucio si dichiararono disposti a fare quanto meglio a lui fosse piacciuto, ed a seguirlo per tutto ove venisse loro indicato, persuasi ch'egli avrebbeli ricondotti in sicurezza nei dominii del Castellano.

Gabriele però di quella inaspettata dilazione annunziata al loro partire s'ebbe la più viva compiacenza, poichè sentiva di già che a malincuore abbandonava quell'ospitale abituro. La prima immagine a lui affacciatasi appena tolto al sonno era stata quella che ultima l'aveva abbandonato la notte, l'immagine cioè di Rina. Erano cessate la foga e l'agitazione destate nel suo spirito dagli avvenimenti del giorno antecedente, e su tutte quelle tumultuanti e spaventose impressioni una n'era surta dominatrice che gli diffondea nel cuore una dolcezza nuova, lusinghiera, che lo affezionava agli accidenti, sebbene disastrosi, dai quali era stato colà condotto.

Non era una determinazione decisa, un'idea chiara, sviluppata che Gabriele avesse concepito, e di cui rendesse a se stesso ragione; erano immagini presentite, velate ancora e confuse, che lasciavano trapelare una luce attraente e soave, qual egli non aveva mai traveduta da pria; era una fibra del suo cuore non tocca mai per l'addietro, che appena sfiorata rilevossi con un'armonia sì deliziosa, che nessuno de' suoi consueti sentimenti sapeva raggiungere: erano quelli in somma i primi battiti d'amore.

Avendo trascorsi i suoi verdi anni nei castelli, nelle rocche, o sul campo tra uomini rudi e severi, che d'altro non s'avevano pensiero che di ciò ch'era conforme a' loro guerreschi interessi, mai una parola affettuosa era giunta al suo orecchio, nè mai gli si era offerto alcuno di que' tratti che recano all'anima la soavità della simpatia, e lo aprono all'effusione d'un gentile e delicato sentire. Con persone d'altro sesso egli non avea mai avuto famigliare consorzio, e le sole giovani donne con cui alcuna volta soleva conversare, erano le proprie sorelle, che stavano in una casa foggiata a monastero in Musso, e queste, d'età alla sua superiore, non davansi altra cura che d'intrattenerlo di cristiani ufficii e di pratiche religiose, temendo che le sue armigere occupazioni gli facessero porre in dimenticanza od in dissuetudine i sacri doveri. Per il che eran sempre rimasti a lui assolutamente sconosciuti i moti d'amorosa tendenza, o di tenera affezione. Le forme e gli sguardi di Rina, ch'egli aveva colà pressochè ad insaputa contemplati, avevano cagionato il suo primo palpito d'amore, che in un intatto e puro cuor giovanile con tanto vigore s'addentra possedendolo con intiero ed assoluto dominio.