EUFRANONE. Orsú, per obedirvi. (Non so che voglia costui da me: mi fa entrar in sospetto).
DON IGNAZIO. Or veniva a trovarvi.
EUFRANONE. Potevate mandar a chiamarmi, ché serei venuto volando.
DON IGNAZIO. Son molti giorni che desio esservi parente; e son venuto a farmevi conoscere per tale, ché veramente sète assai onorato e da bene.
EUFRANONE. Tutto ciò per vostra grazia.
DON IGNAZIO. Anzi per vostro merito.
EUFRANONE. Non mi conosco di tanto preggio che sia degno di tanta cortesia.
DON IGNAZIO. Siete degno di maggior cosa: io vi chieggio la vostra figliola con molta affezione.
EUFRANONE. Stimate forsi, signore, ch'essendo io povero gentiluomo venda l'onore de mia figliuola? Veramente non merito tanta ingiuria da voi.
DON IGNAZIO. Non ho detto per farvi ingiuria, ché non conviene ad un mio pari né voi la meritate: ve la chiedo per legittima moglie, se conoscete che ne sia degno.