EUFRANONE. V'ho detto quanto sia mal agiato di far questo.
DON IGNAZIO. A tutto provederò ben io: mandarò il mio cameriera ché proveda quanto fia di mestiero.
EUFRANONE. Quando verrete a sposarla?
DON IGNAZIO. Vorrei venir prima che partirmi da voi. Ma perché l'ora è tarda, verrò domani all'alba: ponete il tutto in ponto per quell'ora.
EUFRANONE. Si fará quanto comandate.
DON IGNAZIO. lo non vo' trattener piú voi né me stesso: andrò a mandarvi quanto ho promesso.
EUFRANONE. Andate in buon'ora.—O Dio, che ventura è questa! Desidero communicar una mia tanta allegrezza con alcuno. Ma veggio Polisena, la mia moglie, che vien a tempo per ricever da me cosí insperato contento.
SCENA VII.
POLISENA moglie, EUFRANONE.
POLISENA. (Veggio il mio marito su l'uscio, piú del solito allegro).
Gentil compagno mio, che ci è di nuovo?