EUFRANONE. Non l'indovinaresti mai.

POLISENA. Dimmelo, marito mio, di grazia: non mi far cosí struggere di desiderio.

EUFRANONE. Non vo' farti piú penare. Con don Ignazio di Mendozza.

POLISENA. Quel nipote del viceré della provincia, che combatté quel giorno con i tori?

EUFRANONE. Con quell'istesso.

POLISENA. Egli è possibile, marito mio, che tu vogli cosí beffarmi e rallegrarmi con false allegrezze? Il caldo del piacere, che giá mi scorrea per tutte le vene, mi s'è raffreddato e gelato.

EUFRANONE. Giuro per la tua vita, cosí a me cara come la mia, che lo dico da senno.

POLISENA. E chi ha trattato tal matrimonio?

EUFRANONE. Egli istesso; né ha voluto partirsi da me se non gli la prometteva.

POLISENA. Quando egli la vidde mai?