LECCARDO. Sei bello e spedito. Carizia è maritata con un parente del viceré della provincia.

DON FLAMINIO. Se tu dici da senno, m'uccidi; se da burla, dove ci va la vita mi ferisci troppo acerbamente. Sai tu il nome del marito?

LECCARDO. Sí bene; ma non me ne ricordo, perché era troppo intricato.

DON FLAMINIO. Ricordati bene.

LECCARDO. Spedazio…, Pignatazio…. Il nome s'assomigliava al spede o pignato, e però me ne ricordo.

DON FLAMINIO. Fosse don Ignazio?

LECCARDO. Sí sí, don Ignazio,… Spedazio.

DON FLAMINIO. M'hai ucciso, m'hai morto: le tue parole mi sono spiedi e spade che m'hanno mortalmente trafitto il cuore. Or sí che m'hai portato la morte nella lingua.

LECCARDO. Dubito averla portata a me stesso, ché per la mala novella non serò piú medicato come oggi.

DON FLAMINIO. Da questo principio posso indovinar la mia sciagura: piú dolente uomo di me non vive sopra la terra!