PIRINO. Come? dove? dimmi.
FORCA. Non so il come né il dove: levo di qua, pono di lá; sconcia di qua, poni di lá, andrò tanto girando col cervello, che qualche cosa sará. Ma ecco tuo padre, conosco negli occhi il fuoco della còlera: scostati da me, che non ci veggia insieme.
PIRINO. Starò a veder quel che fará costui: alcuna solenne astuzia gli uscirá di mano.
SCENA V.
FILIGENIO vecchio. FORCA. PIRINO.
FILIGENIO. Fu giudicata sempre la buona educazione il fonte e l'origine degli abiti virtuosi e il fondamento delle umane felicitá, e tanto necessaria al buon vivere quanto l'anima al vivere. Perché, introducendosi a poco a poco ne' teneri intelletti il zelo della santa religione, con quella si viene a dar l'imperio alla ragione, freno agli affetti e termine alla volontá.
FORCA. (Oh, gran pedagogo sarebbe stato il mio padrone!).
FILIGENIO. Cosí, al contrario, la cattiva educazione è la fucina dove si fabricano gli strumenti della ruina della misera gioventú; perché, mancando per l'immatura etá la virtú moderatrice dei temerari desidèri della strabocchevol concupiscenza, corre sfrenata ad ogni precipitoso consiglio, e le buone qualitá della natura vengono atterrate e tiranneggiate da' vizi e difetti del tempo. Ecco l'essempio in Pirino mio figliuolo: ché bisognando per alcuni miei affari partirmi di Napoli, le mie occupazioni fur cagione del suo ozio, restando in tutela di un servo ribaldissimo, furfante della cappellina, capo de tutti i furbi del mondo.
FORCA. (Giá è entrato nelle mie lodi, racconta il catalogo delle mie virtú).
FILIGENIO. Ma a che mi affatico a dir tanto? basta che è servo. Cosí tutte quelle virtú e buone qualitá che gli erano state largamente dotate dalla natura, da cosí cattiva educazione sono state spente e atterrate. Onde poco stima Dio, manco il padre, sprezza ogni buon ricordo; e fattosi idol quel suo servo, corre precipitoso dietro a quello che gli vien additato da costui. Onde appena sono in piazza, che le genti mi sono adosso, dicendomi che Pirino sta innamorato di una puttana; e che quelle ricchezze che con tanto risparmio e lunghe fatiche sono state raunate in casa mia, vanno in essilio in casa di un ruffiano e si consumano in un viver lussurioso; e che allettato dagli artefici di costei, cerca rubbarmi cinquecento ducati per riscattarla.